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Esperienza missionaria in Tanzania

Dal 18 Luglio al 16 Agosto 2006 due sacerdoti e quattro laici della Diocesi di Monreale in rappresentanza dell’associazione missionaria Hakuna Matata di Carini ci siamo recati in visita alla missione catanese di Migoli in Tanzania, una terra molto lontana non solo per la distanza territoriale ma anche e soprattutto per il tipo di vita così diverso dal nostro.

Immaginate la terra africana come un territorio immenso, senza frontiere, ricco di foreste, parchi naturali, deserto. Il tutto è lontano dai nostri occhi e anche se provassimo ad immaginare cosa può essere il territorio e soprattutto il suo popolo il tutto permane pur sempre lontano dai nostri pensieri.

Non sembrava vero essere arrivati a destinazione: - aeroporto di Dar Es Salam - la gioia di scendere dall’aereo e di toccare terra, contrapposta alla povertà vista appena fuori dall’aereoporto. L’ immagine di Dar è fatta di strade lunghe, macchine popolate di gente, uomini e donne ammassati sugli autobus, negozi aperti fino a tarda sera fatti solo di capanne. La polvere è comune al territorio, dovunque passa una geep lascia dietro di se un grande polverone e lì in mezzo bambini e donne. La strada è tutta circondata di gente che ringrazia il cielo se già ha un tetto, anche solo di paglia, per dormire.

Eravamo in sei a fare questo viaggio, abbiamo dormito in capitale la prima notte per poi ripartire l’indomani alle 5.30 alla volta di Migoli. Già a quell’ora del mattino si vedeva la gente spostarsi a piedi e percorrere Km prima di arrivare sul posto di lavoro. I bambini già alle 6.00 del mattino cominciano a far strada per la scuola, mentre le donne si dirigono verso i fiumi per un pò d’acqua. Una realtà a dir poco sconvolgente per chi va in Africa la prima volta.

Mille occhi puntati addosso solo perché sei un bianco, un mzungu.

La strada per la nostra meta è stata lunga e faticosa. Un’unica strada e sempre diritta. Siamo passati dalla missione di Ilula, guidata da una sacerdote fidei donum originario della diocesi di Nicosia, per poi proseguire per la nostra strada.

Ed eccoci a destinazione: l’impatto è forte, ti sciocca, ti rendi conto di quello che significa non avere nulla ma avere tanto. Una giornata è passata solo per capire che per quanto nulla possono avere questi popoli tanto di grande hanno nel loro cuore, basta un sorriso per capirlo, basta lo sguardo di un bambino per rendersene conto.

La missione di Migoli è grande, abbraccia ben diciotto villaggi di cui i più lontani distano anche 30 Km. La missione da lavoro a tanta gente e cerca di realizzare, grazie ai vari aiuti, scuole, pozzi, scuole di cucito, di falegnameria, di meccanica etc…: possiamo dire promozione umana insieme all’evangelizzazione.

Tanto si è fatto da quando, dodici anni fa Padre Salvatore è arrivato, come fidei donum a Migoli, ma tanto rimane ancora da fare per quel popolo. Basta pensare alle donne che giornalmente percorrono chilometri a piedi, in mezzo la foresta, per un pò d’acqua da bere, o ai bambini che lavano solo una volta a settimana il loro unico vestitino, o che non hanno scarpe da indossare, o che non hanno un genitore da cui farsi abbracciare e coccolare solo perché questo è morto di AIDS o di malaria o morso da un coccodrillo col tentativo di pescare un pò di pesce nel lago. Non sono cose astratte queste, è realtà, che prima ti sconvolge ma che poi cominci ad amare e a vivere intensamente giorno dopo giorno e che vuoi o non vuoi lascia dentro di te un segno indelebile e profondo.

È incredibile come lo stare insieme, il vivere insieme quell’esperienza ti porti comunque a legare con persone che prima di partire non conoscevi ma che ora ti sembrano così vicini alla tua vita; mi riferisco ai ragazzi che sono partiti con me, Ornella, Antonio, Vincenzo e ai nostri due sacerdoti e guide spirituali Padre Dario e Padre Pino di Mazara del Vallo, nonché al nostro amatissimo missionario Padre Salvatore di Catania.

È incredibile come trovi la forza di guardarti dentro, di scoprire dentro di te doni che fino ad allora erano stati tenuti in “segreto” o di affrontare la vita con più armonia e umiltà.

“Beati i poveri” ci ripeteva sempre Padre Salvatore, una frase così difficile da capire per me che fino ad allora non avevo mai visto il vero povero. Crediamo noi di essere poveri ma poveri di che cosa? Forse solo della semplicità e fede che hanno saputo trasmettermi in così poco tempo i poveri di quella terra, coloro che non hanno di che sfamarsi e dissetarsi, che non hanno una casa bella come la nostra, ma che a mala pena ne hanno una fatta di fango, che non hanno come curarsi in caso di malattia e che vivono in condizioni igieniche pessime e quant’altro. Eppure cercano di stare bene con così poco e lì, quando nessun aiuto umano può essere utile alla sopravvivenza, si abbandonano nelle mani di Dio non con rassegnazione ma con felicità, in una vita che va oltre il terreno.

In ogni gesto, in ogni emozione, in ogni volto, in ogni sofferenza, in ogni angolo di quella terra e in ogni fratello che ho incontrato, ho incontrato Gesù, nudo e spoglio di ogni bene terreno che mi sorrideva e mi prendeva per mano.

È stata una esperienza bellissima. Nessuna parola può esprimere veramente le emozioni di quei momenti, occorre viverli in prima persona.

Giusy Costantino

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