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NELLA VITA E COL CUORE INSEGNANTI... IN AFRICA

L’estate 2009 mio marito e io decidiamo di trascorrerla insieme, per la seconda volta, in Tanzania! Così eccoci di nuovo in Africa, di nuovo a tu per tu con i fratelli bisognosi di questo continente, con gli occhi curiosi dei bambini e dei ragazzini che,  un po’ per gioco, un po’ per sfida, ci vengono incontro urlando: “Mzungu!”. Il nostro viaggio è animato, oltre che dalla volontà di rivedere gli amici lasciati qui lo scorso anno,  dall’intento di conoscere di più questo paese. A tal fine decidiamo non solo di osservare attentamente la realtà che ci circonda e di “subissare” di domande i missionari (circa il loro lavoro, i problemi della gente, lo stato tanzaniano…), ma anche di vedere, sostandovi per qualche giorno, altre due missioni vicine la città di Iringa, Isimani e Ilula, la seconda delle quali, peraltro, è stata più volte sostenuta da Partinico. Grazie a queste nostre piccole peregrinazioni abbiamo potuto imbatterci nei sogni e nelle lotte quotidiane di quanti e quante, nel loro piccolo, ogni giorno si danno da fare per realizzarli. Laici e consacrati, sono meno di quello che si può credere le donne e gli uomini di buona volontà, che, spesso nascostamente, credono e operano nel nome della risurrezione: Lucio e Bruna, con il loro centro diurno per portatori di handicap; Enrico, con i suoi ragazzi di strada; Marina e Giuseppe, giovanissima coppia di sposi (28 anni lui, 31 lei) con la loro casa famiglia, e poi, ovviamente, gli stessi missionari e missionarie, i quali, in nome di Gesù risorto dalla morte, continuano a progettare e a costruire in una società, che, talvolta, sembra operare piuttosto per la sua stessa distruzione. In questi mesi estivi la nostra “base” è rimasta, comunque, Migoli, villaggio la cui economia è legata sia alla presenza della missione sia al suo esser dislocato sulle rive del lago artificiale di Mtera: pesca, commercio e, ahimè, prostituzione, sono qui molto diffuse. La cosa più bella che puoi fare quando visiti un paese molto diverso dal tuo è stare con le persone, soffermarti a scambiare due chiacchiere con loro, senza nessuna pretesa di amicizia o di confidenze, solo con quella di stabilire, per poco, un contatto. Sempre in nome di questo contatto e per tentare di mettere a frutto i nostri talenti, Vincenzo e io, che nella vita e col cuore siamo insegnanti, abbiamo deciso di tenere qualche lezione di Geografia e di Educazione civica alle mamme che, insieme al nostro missionario laico Antonio, si occupano della “Casa dei bambini” di Migoli. Per aggirare l’ostacolo della lingua, per noi rimasto insormontabile, nonostante i nostri (miseri!) tentativi, Antonio stesso si offre di tradurre mano a mano quanto vien detto. Riguardo l’Educazione civica, abbiamo visto e commentato, insieme anche ai più grandi della Casa dei bambini, otto mini-telegiornali in kiswahili e inglese, realizzati, per conto dell’associazione di medici AMREF, da ragazzi di strada di Nairobi. Questi, a proposito dei traguardi che l’ONU si  è proposta di raggiungere entro il 2015 (riduzione dell’analfabetismo, della povertà, delle morti di parto, etc.), mostrano esempi positivi di riscatto nelle baraccopoli e nelle campagne della loro città. Abbiamo scelto di insegnare, inoltre, Geografia, perché essa, a nostro parere, più immediatamente si presta a risvegliare gli animi, facendo acquisire consapevolezza del “dove ti trovi” e del fatto che il nostro non è l’unico mondo possibile, giacché esistono a latitudini e longitudini diverse società e realtà per noi inimmaginabili. Abbiamo iniziato col mostrare dove è ubicata nel pianeta la Tanzania. Già l’estate precedente, facendo un sabato mattina lezione con dei ragazzini, ci eravamo resi conto che questa non è una nozione posseduta da tutti gli abitanti del luogo e che, spiegando agli altri, non devi davvero dare nulla per scontato. Una riflessione: può mai un popolo prendere in mano le proprie sorti ed essere parte attiva di una democrazia se non sa nemmeno dove si trova il proprio paese?

Valentina e Vincenzo Musso

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