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Diario di viaggio 2010

Salve popolo di Hakuna Matata!

6 agosto 2010

Da Padre Dario: Salve Popolo di Hakuna Matata! Ci siamo....siamo vivi e vegeti...Qualcuno ci aveva dati per dispersi!!! Eccovi altre tre “parole” di Claudia che riassumono le nuove esperienze! Buona lettura. P. Dario KARIBU: Benvenuto…benvenuti (Karibu…Karibuni) è la parola che si sente dire continuamente: l’accoglienza, il benvenuto sono sacri. Qui ti accolgono con gioia, ti sorridono dicendoti karibu. Siamo stati al villaggio dei Masai dove c’era una festa: noi, ovviamente, eravamo i wageni, gli ospiti! Abbiamo assistito a danze Masai in cui i ragazzi non sposati (morani) sfoggiavano la loro virilità dinnanzi a fanciulle non sposate, e lo facevano urlando e saltando. Particolare è stato il loro ingresso: noi seduti in cerchio con gli altri uomini e il “capo tribù” ed essi si avvicinavano da lontano in fila indiana seguendo un percorso sinusoide. Le donne sposate stavano un po’ più distante, sempre in cerchio, cantando in maniera alternata. Ad un tratto la madre del capo tribù, mama Telesia, mi ha portato a casa sua, mi ha vestita con uno dei loro abiti e mi ha fatto danzare e cantare con le altre donne…una forma di accoglienza e ospitalità meravigliosa! Alla fine Omar, il capo tribù, ci ha detto karibu maji kidogo (venite a prendere un po’ d’acqua a casa mia)…e ci hanno offerto da mangiare…una vera cena a base di riso, fagioli e carne di capra. La cosa più bella è stata sentirsi dire: voi siete i ben venuti…sentitevi a casa vostra…questa mia famiglia è come se fosse la vostra. CORAGGIO: Siamo stati ospiti per tre giorni di un’alta missione (Idodi) gestita fino a qualche mese fa da un sacerdote africano e affidata ora ad un sacerdote europeo. Una missione molto più povera rispetto a Migoli…le case dei villaggi sono tutte di fango con il tetto di paglia, anche se rispetto a Migoli è una zona più ricca di acqua. Parlando con il missionario, padre Salvatore, gli ho detto che sicuramente per stare in un luogo come questo ci vuole molto coraggio. Lui mi ha risposto che oltre al coraggio ci vuole molta fede. È vero…solo la fede ti può dare la forza per vivere in una missione, lontano da tutti, con un edifico molto fatiscente, con la luce arriva e va via ad una certa ora perché alimentata da un gruppo elettrogeno…”Francesco va…e ripara la mia casa” è quello che disse il Cristo di S. Damiano! E lui cominciò a fare un lavoro di muratura… ma ben presto si rese conto che si trattava non di un lavoro materiale ma spirituale. Il lavoro che dovrà portare avanti padre Salvatore li comprende entrambi e li dovrà svolgere con due grandi attrezzi: “fede e coraggio”. Ma la fede è quella che dovrà fare il lavoro maggiore. E poi c’è quel diavolo tentatore che è la paura: la paura di stare male e non avere a chi chiedere aiuto, la paura dei serpenti, la paura di un possibile assalto esterno. Queste sono le sue paure…e chissà quante altre ne tiene in cuor suo…ma come dice lui “li affido tutte a Dio…Lui mi ha voluto qui e ora deve darmi le forze per portare avanti questa barca”. Queste sue parole mi sono rimaste impresse, sono quelle che mi hanno dato la forza e il coraggio per dormire la notte. SAFARI. “Dentro la mia testa, ci son più bestie che nella foresta..!” È la canzone di Jovanotti che mi girava nella testa durante il giro per parco del Ruaha!! Come tutte la mattina, sveglia alle 6:00, colazione veloce e in macchina diretti verso il parco, che dista circa 30 minuti dalla missione di Idodi e così ne abbiamo approfittato! Il primo animale lo abbiamo già visto fuori dal parco, visto che non ci sono recinzioni: la giraffa, che vista da vicino sembra ancora più signorile, col suo collo un po’ alla Modigliani!! Poi inoltrandoci è stata la volta di un piccolo branco, ma un po’ distanti, di elefanti; proseguendo siamo arrivati vicini ad un fiume, attraversato da un ponte, dove sotto c’erano ippopotami, immersi quasi del tutto in acqua e di cui si vedevamo soltanto le narici e gli occhi! Poco più distante da loro, in riva al fiume c’era un coccodrillo, fermo immobile, probabilmente aveva puntato un preda o forse si stava semplicemente crogiolando al sole!!!Sparse un po’ qua e là c’erano le zebre, quasi nascoste fra gli alberi. Ma quello che desideravo di più era vedere il Leone, Simba (che non è il nome del personaggio del cartoon, ma il nome in swahili!!) Abbiamo dovuto girare un po’, guardare in alto per vedere dove c’erano gli avvoltoi, i quali si trovano sempre dove ci sono carcasse di animali morti lasciati dai leoni. Gira e rigira alla fine lo abbiamo visto, un po’ vecchiotto direi, ne volevo vedere uno giovane e scattante, ma mi è andato bene lo stesso!!! È uscito da sotto una siepe, si è posizionato sotto un albero e ha cominciato leccarsi le zampe: troppo bello! La protagonista indiscussa di questo safari è stata…..la polvere!!!! Dopo un po’ che giravamo in macchina siamo scesi per potere scattare delle foto un po’ più da vicino, ci siamo guardati e quasi non ci riconoscevamo: avevamo i capelli bianchi di polvere, il viso e la braccia che sembravano un lavagna su cui poter scrivere! Credo di non avere mai fatto tanta indigestione di polvere come lì!!! Passo e chiudo e arrisentirci al prossimo contatto!!!

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