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    <title>Articoli e pubblicazioni</title>
    <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Articoli_e_pubblicazioni.html</link>
    <description>Tanzania - Morogoro&lt;br/&gt;il sito: Fratelli e Sorelle d’Africa</description>
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      <title>PROGETTIAMO INSIEME&#13;CARINI OGGI MAGGIO 2010</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2010/5/1_PROGETTIAMO_INSIEMECARINI_OGGI_MAGGIO_2010.html</link>
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      <pubDate>Sat, 1 May 2010 18:38:19 +0200</pubDate>
      <description>I luoghi dove opera l’Associazione Hakuna Matata Onlus sono principalmente due:  in Tanzania presso la Missione di Migoli che raggruppa circa quattordici villaggi e in Costa D’Avorio nel villaggio di Vijel Aklodi. In ogni zona l’associazione ha un gruppo referente locale che suggerisce proposte e facilita il coinvolgimento della comunità locale nei vari progetti. &lt;br/&gt;Ogni volta che l’associazione si reca sul posto valuta, insieme al gruppo referente, l'andamento dei progetti già avviati, analizza la concretezza e la sostenibilità dei progetti futuri. Dunque l’associazione parte dall’analisi dei bisogni reali che gli abitanti dei villaggi presentano.&lt;br/&gt;Tra i progetti avviati nell’ambito lavorativo l’associazione segue: la falegnameria e la sartoria.&lt;br/&gt;Si tratta di creare e sostenere un centro di formazione tecnica nel settore della falegnameria e della sartoria. I due centri svolgono un programma triennale di formazione tecnica , apprendistato, cultura generale e  forniscono un’istruzione idonea al superamento dei problemi relativi alla vita nei diversi villaggi, rispettando e promovendo le tradizioni locali. Uno degli obiettivi principali è la trasmissione di sapere teorico-pratico, nello specifico falegname e sarta, coniugando le tecniche tradizionali (es. lo jaxass per la sartoria) con elementi più tecnologici (uso di macchine e manutenzione delle stesse, valutazione delle materie prime) e valorizzando il rispetto dell’ambiente (ad esempio nella tintura la riscoperte dei coloranti naturali al posto di quelli chimici di uso comune). Il progetto cerca inoltre di promuovere una forma di cultura generale utile al contesto storico e sociale in cui vivono i ragazzi, di recuperare ciò che hanno appreso nella scuola pubblica, di fornirgli strumenti per rapportarsi al mondo del lavoro in modo efficace, di ridare loro fiducia e aiutarli a costruirsi un futuro sereno senza necessariamente emigrare. Dopo la scuola, infatti, il progetto prevede di guidare gli studenti ad inserirsi nel mondo del lavoro, promovendo l’artigianato in tutte le sue forme e incentivando l’esportazione diretta, attraverso le manifestazioni che Hakuna Matata realizza in Sicilia.&lt;br/&gt;Un altro progetto che risponde ai reali bisogni della popolazione locale, di cui il gruppo referente si fa carico, è il sostegno a distanza di bambini e ragazzi. Attraverso questo strumento molti bambini e ragazzi che vivono presso i villaggi della Tanzania possono frequentare la scuola, godere di una alimentazione giornaliera, avere accesso alle cure mediche ed essere seguiti nel loro percorso di crescita. A beneficiare del sostegno a distanza non saranno solo i bambini e i ragazzi che verranno sostenuti ma si aiuterà la collettività intera a partire dalle singole famiglie, che verranno aiutate nella crescita dei propri figli, secondo le necessità e le emergenze che via via si presenteranno. famiglia. &lt;br/&gt;Per chi fosse interessato a sostenere l’associazione attraverso i vari progetti oppure a saperne di più può visitare il sito &lt;a href=&quot;http://www.associazionehakunamatata.org/&quot;&gt;www.associazionehakunamatata.org&lt;/a&gt; dove troverà tutte le informazioni utili e attuali, infatti il sito di Hakuna Matata è stato rinnovato sia nella grafica sia nei contenuti per diventare uno strumento di comunicazione più diretta tra l’associazione e i simpatizzanti. &lt;br/&gt;Grazie sempre a tutti quelli che credono e collaborano con l’associazione.&lt;br/&gt;Rosalba Ruffino&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Esperienza missionaria in Tanzania&#13;di Antonio Di Lisi</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2010/4/21_Esperienza_missionaria_in_Tanzaniadi_Antonio_Di_Lisi.html</link>
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      <pubDate>Wed, 21 Apr 2010 11:53:02 +0200</pubDate>
      <description>Dal 18 Luglio al 16 Agosto due sacerdoti e quattro laici della Diocesi di Monreale in rappresentanza dell’associazione missionaria Hakuna Matata di Carini ci siamo recati in visita alla missione catanese di Migoli in Tanzania, una terra molto lontana non solo per la distanza territoriale ma anche e soprattutto per il tipo di vita così diverso dal nostro.&lt;br/&gt;Immaginate la terra africana come un territorio immenso, senza frontiere, ricco di foreste, parchi naturali, deserto. Il tutto è lontano dai nostri occhi e anche se provassimo ad immaginare cosa può essere il territorio e soprattutto il suo popolo il tutto permane pur sempre lontano dai nostri pensieri.&lt;br/&gt;Non sembrava vero essere arrivati a destinazione: - aereoporto di Dar Es Salam - la gioia di scendere dall’aereo e di toccare terra, contrapposta alla povertà vista appena fuori dall’aereoporto. L’immagine di Dar è fatta di strade lunghe, macchine popolate di gente, uomini e donne ammassati sugli autobus, negozi aperti fino a tarda sera fatti solo di capanne. La polvere è comune al territorio, dovunque passa una geep lascia dietro di se un grande polverone e lì in mezzo bambini e donne. La strada è tutta circondata di gente che ringrazia il cielo se già ha un tetto, anche solo di paglia, per dormire.&lt;br/&gt;Eravamo in sei a fare questo viaggio, abbiamo dormito in capitale la prima notte per poi ripartite l’indomani alle 5.30 alla volta di Migoli. Già a quell’ora del mattino si vedeva la gente spostarsi a piedi e percorrere Km prima di arrivare sul posto di lavoro. I bambini già alle 6.00 del mattino cominciano a far strada per la scuola, mentre le donne si dirigono verso i fiumi  per un pò d’acqua. Una realtà a dir poco sconvolgente per chi va in Africa la prima volta.&lt;br/&gt;Mille occhi puntati addosso solo perchè sei un bianco, un mzungu.&lt;br/&gt;La strada per la nostra meta è stata lunga e faticosa. Un’unica strada e sempre diritta.&lt;br/&gt;Siamo passati dalla missione di Ilula, guidata da un sacerdote fidei donum originario della diocesi di Nicosia, per poi proseguire per la nostra strada.&lt;br/&gt;Ed eccoci a destinazione: l’impatto è forte, ti sciocca, ti rendi conto di quello che significa non avere nulla ma avere tanto. Una giornata è passata solo per capire che per quanto nulla possono avere questi popoli tanto di grande hanno nel loro cuore, basta un sorriso per capirlo, basta lo sguardo di un bambino per rendersene conto.&lt;br/&gt;La missione di Migoli è grande, abbraccia ben diciotto villaggi di cui i più lontani distano anche 30 Km. La missione da lavoro a tanta gente e cerca di realizzare, grazie ai vari aiuti, scuole, pozzi, scuole di cucito, di falegnameria, di meccanica etc...: possiamo dire promozione umana insieme all’evangelizzazione.&lt;br/&gt;Tanto si è fatto da quando, dodici anni fa Padre Salvatore è arrivato, come fidei donum a Migoli, ma tanto rimane ancora da fare per quel popolo. Basta pensare alle donne che giornalmente percorrono chilometri a piedi, in mezzo la foresta, per un pò d’acqua da bere, o ai bambini che lavano solo volta a settimana il loro unico vestitino, o che non hanno scarpe da indossare, o che non hanno un genitore da cui farsi abbracciare o coccolare solo perchè questo è morto di AIDS o di malaria o morso da un coccodrillo col tentativo di pescare un pò di pesce nel lago. Non sono cose astratte queste, è realta, che prima ti sconvolge ma che poi cominci ad amare e a vivere intensamente giorno dopo giorno e che vuoi lascia dentro di te un segno indelebile e profondo.&lt;br/&gt;è incredibile come lo stare insieme, il vivere insieme quell’esperienza ti porti comunque a legare con persone che prima di partire non conoscevi ma che ora ti sembrano così vicini alla tua vita; mi riferisco ai ragazzi che sono partiti con me, Ornella, Antonio, Vincenzo e ai nostri due sacerdoti e guide spirituali Padre Dario a Padre Pino di Mazara del Vallo, nonchè al nostro amatissimo missionario Padre Salvatore di Catania. è incredibile come trovi la forza di guardarti dentro, di scoprire dentro di te doni che fino ad allora erano stati tenuti in “segreto” o di affrontare la vita con più armonia e umiltà.&lt;br/&gt;“Beati i poveri” ci ripeteva sempre Padre Salvatore, una frase così difficile da capire per me che fino ad allora non avevo mai visto il vero povero. Crediamo noi di essere poveri ma poveri di che cosa? Forse solo della semplicità e fede che hanno saputo trasmettermi in così poco tempo i poveri di quella terra, coloro che non hanno di che sfamarsi e dissetarsi, che non hanno come curarsi in caso di malattia e che vivono in condizioni igieniche pessime e quant’altro. Eppure cercano di stare bene con così poco e lì, quando nessun aiuto umano può essere utile alla sopravvivenza, si abbandonano nelle mani di Dio non con rassegnazione ma con felicità, in una vita va oltre il terreno.&lt;br/&gt;In ogni gesto, in ogni emozione, in ogni volto, in ogni sofferenza, in ogni angolo di quella terra e in ogni fratello che ho incontrato, ho incontrato Gesù, nudo e spoglio di ogni bene terreno che mi sorrideva e mi prendeva per mano. &lt;br/&gt;è stata una esperienza bellissima. Nessuna parola può esprimere veramente le emozioni di quei momenti, occorre viverli in prima persona.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Giusy Costantino&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>In 20 righe di Ornella Greco</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2010/4/21_In_20_righe_di_Ornella_Greco.html</link>
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      <pubDate>Wed, 21 Apr 2010 11:19:01 +0200</pubDate>
      <description>E... il giorno prima di partire Padre Dario mi chiese... venti righe... un racconto della mia esperienza africana... riflessioni... un articoli.&lt;br/&gt;Vuoi spiegata l’Africa in venti righe?&lt;br/&gt;Impossibile... come far passare un cammello per la cruna di un ago!&lt;br/&gt;In 20 righe non ci entra il suo cielo immenso né la croce del sud né la Via Lattea con tutte le sue stelle, non ci entrano gli elefanti, i baobab e tutta la terra rossa...&lt;br/&gt;Non ci entrano le voci dei canti... e tutte le fantasie delle chitenghe... i suoni, né le capanne di fango...&lt;br/&gt;Non ci entrano il lago Mtera con tutti gli ippopotami e tutte le sue barche...&lt;br/&gt;Non ci entrano le campane che ci svegliavano ogni mattina... non ci entra suor Elisa!!!&lt;br/&gt;Ci entra appena un respiro d’Africa... i colori del cielo all’alba, il primo raggio di sole, un Masai in bici, lo sbadiglio di un bambino appena nato, una zanzara... un granello di polvere sollevata dalla jeep che passa, un chicco di riso caduto dalla mano di un bambino...&lt;br/&gt;Non basta un rigo per descrivere la sua bellezza.&lt;br/&gt;Non basta un rigo per descrivere la sua povertà.&lt;br/&gt;Non basta un rigo per descrivere la sua gioia.&lt;br/&gt;... il senso della meravigliosa e il dono della ricchezza della povertà...&lt;br/&gt;questo mi ha regalato l’Africa,&lt;br/&gt;e il riscoprirmi creatura... e tante... tante altre cose...&lt;br/&gt;Quindi... Padre... non chiedermi di raccontare una tale bellezza in venti righe... sarei ipocrita se ci riuscissi e sareste ingenui voi a crederci...&lt;br/&gt;Ornella Greco&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Impegno e continuità.&#13;Carini Oggi febbraio 2010</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2010/2/1_Impegno_e_continuita.Carini_Oggi_febbraio_2010.html</link>
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      <pubDate>Mon, 1 Feb 2010 18:32:11 +0100</pubDate>
      <description>L’Associazione Hakuna Matata Onlus a partire dal 2002 investe i fondi raccolti,  per la realizzazione di opere strutturali che servono agli abitanti dei villaggi presso cui l’associazione opera. Hakuna Matata sostiene in particolar modo la Missione di Migoli in Tanzania e il villaggio di  Vieil Aklodj in Costa D’Avorio. Grazie ai missionari e alle suore che abitano in questi territori l’associazione riesce a conoscere i reali bisogni della popolazione e cerca con i propri mezzi di realizzare strutture e laboratori che possano essere realmente utili. L’attività che Hakuna Matata conduce continuamente dal 2002 è il “sostegno a distanza” che non si è mai arrestato, diventando uno dei progetti più importanti. Esso in Tanzania si realizza attraverso un contributo economico alle famiglie dei villaggi. In pratica coloro che fanno richiesta dell’ “adozione a distanza” sostengono economicamente i progetti quali la scuola, il lavoro e l’università in modo non individuale, perché il contributo non arriva direttamente alle singole famiglie ma viene investito in attrezzature per la scuola e gli asili (materiale didattico, mensa, uniformi, iscrizione, struttura, stipendio insegnanti), per i laboratori di falegnameria e cucito (attrezzi per lavorare il legno, macchine da cucire), e per l’università (iscrizione, dormitorio, uniformi, materiale didattico). In questo modo si cerca di sostenere tutta la società e non solo qualche famiglia. Diversa è la modalità di sostegno in Costa D’Avorio, qui infatti le famiglie del villaggio di Vieil Aklodj, essendo poche, ricevono direttamente il contributo. Nei due stati africani Hakuna Matata porta avanti modalità particolari di sostegno a distanza perché le situazioni presentano caratteristiche molto diverse, infatti in Tanzania la Missione abbraccia circa 14 villaggi e diventa difficile sostenere economicamente solo alcune famiglie, tralasciando tutte le altre che non vengono sostenute direttamente. Questo invece è possibile farlo nell’unico villaggio della Costa D’avorio che Hakuna Matata sostiene perché le famiglie sono meno numerose e soprattutto più rintracciabili.&lt;br/&gt;Ultimamente l’Associazione Hakuna Matata, grazie alla bellissima iniziativa organizzata dall’ Avis di Carini, ha raccolto del materiale sportivo (palloni, fischietti, scarpe, maglie, tute, etc…) che verrà regalato ai ragazzi della Missione di Migoli. Infatti nei giorni 28 e 29 novembre 2009 presso il Complesso Sportivo Zona Peep si è svolta la “Giornata della solidarietà” che ha visto protagonisti molti ragazzi provenienti da Carini e dai paesi limitrofi, che hanno giocato con spirito di solidarietà e che si sono divertiti, dedicando queste due giornate alla squadra africana Dream Team allenata da Antonio Di Lisi, fidei donum laico. La raccolta del materiale si è prolungata anche nel mese di gennaio e a breve verrà organizzato un container che partirà da Catania per arrivare a Migoli. Oltre al materiale sportivo verranno inviati alle persone della Missione materiale didattico (penne, matite, quaderni, etc…) e generi alimentari.&lt;br/&gt;Grazie a tutte le persone che ci sostengono e che credono nei nostri progetti.    &lt;br/&gt;Rosalba Ruffino&lt;br/&gt;</description>
    </item>
    <item>
      <title>Hilary per sempre figlio in cielo</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2007/10/22_Hilary_per_sempre_figlio_in_cielo.html</link>
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      <pubDate>Mon, 22 Oct 2007 17:04:46 +0200</pubDate>
      <description>Certamente è proprio della nostra condizione umana fare, in modo sempre inaspettato, esperienza della morte delle persone care, delle persone che ci stanno a cuore e che vogliamo bene. Ma se dovessi fare una graduatoria, sono convinto che non c’è esperienza più forte di colui o colei che vede morire il proprio figlio o la propria figlia. E tale esperienza la capisce totalmente chi la vive sulle proprie spalle.&lt;br/&gt;Oggi anch’io, con le lagrime agli occhi, posso veramente dire che cosa significa, perché mi sono trovato dentro questa esperienza.&lt;br/&gt;Fra le tantissime attività, la Missione di Migoli accoglie bambini orfani e tra questi alcuni malati di AIDS. Certamente non siamo molto ben attrezzati (e per tal motivo in questi giorni stiamo ampliando la loro casa), però dinanzi alle diverse situazioni disperate che ci si presentano ogni giorno, non possiamo non accoglierli. Molti di questi bambini, orfani di genitori vittime dell’AIDS, puntualmente ogni mese sono costretti a fare circa 100 Km andata e ritorno per avere i farmaci dall’Ospedale di Iringa. Da parte nostra, stiamo facendo di tutto perché il governo dia al Centro Sanitario di Migoli la possibilità di distribuire tali farmaci. Pareva che a fine Ottobre la cosa fosse ormai fatta (almeno così il governo ci aveva comunicato), ma poi, come tutte le cose, finì a niente.. Certamente i bambini non si trovano nelle condizioni migliori di assistenza, ma, nonostante tutto, con i soliti alti e bassi, per la maggior parte godono di buona salute, ma soprattutto si sentono accolti e voluti veramente bene. Chi in questi ultimi mesi mi ha fatto veramente paura è stato Hilary, un ragazzino di 16 anni, ma all’apparenza sembra di appena dodici anni, poco sviluppato e peso di circa 28 Kg. Dal mese di giugno per poterlo meglio seguire e averlo un po’ sott’occhio, abbiamo pensato di averlo tutti i giorni accanto a noi a mensa la cosa sembrava che funzionava, ed io ero molto contento non solo perché stava bene, ma perché si sentiva veramente amato. Non c’era un giorno che non mi stava accanto. Era diventato come una mia ombra, o forse, è meglio dire, come un figlio. Non dava più cenni di sofferenza, e in cuor mio avevo paura di viziarlo o di privilegiarlo rispetto agli altri. Ma quando gli altri ragazzi con lo stesso problema mi confidavano queste parole: “Baba, tu sei più attento ad Hilary perché sai che lui ha bisogno di te”, un po’ mi tranquillizzai e mi tolsi ogni scrupolo, e soprattutto mi sentii sostenuto anche dagli altri ragazzi. Ma tutta ad un tratto Hilary cominciò di nuovo ad avere dei malori, ad non avere più fame, a vomitare quello che mangiava. Una notte si alzò d’improvviso dal suo letto, e tutto impaurito con le lagrime agli&lt;br/&gt;occhi venne da me, afferrò la mia mano e la pose sul suo petto…Pazzesco! Non ho mai sentito un cuore battere così velocemente. Cercavo di tranquillizzarlo perché credevo che fosse impaurito da qualche brutto sogno, ma non passava. Allora lo accompagnai al Centro Sanitario di Migoli. Ma siccome la cosa mi insospettiva un po’, preferì mandarlo all’Ospedale di Ipamba, in città, ad Iringa, per vedere che cosa&lt;br/&gt;fosse. Lì fecero l’ecografia, e gli trovarono il cuore ingrossato ed un po’ affaticato, diagnosticando la causa di tutto questo l’anemia. La cosa chiaramente non mi convinceva, perché per me erano solo i sintomi, ma non la causa. Ad ogni modo Hilary si riprese e ritornò alla Missione. Ma dopo una settimana ebbe una ricaduta. La cosa mi insospettì sempre di più, a tal punto che lo rimandai stavolta all’Ospedale&lt;br/&gt;Governativo, dove lui riceveva mensilmente i farmaci dell’AIDS. Lo affidai ad un medico locale che lo conosceva, perché lo seguisse da vicino.&lt;br/&gt;Ogni giorno chiedevo informazioni al medico, che mi tranquillizzava dicendomi che non era niente di grave, che aveva solo anemia, che non aveva fame, che vomitava, ma che però sarebbe tutto passato. La diagnosi non mi convinceva, anzi mi metteva paura come se stessi perdendo tempo. Allora telefonai ad un medico italiano, che in quel momento si trovava a Dar Es Salaam, pregandolo di andare a visitarlo urgentemente. Lui l’indomani andò subito ad Iringa a visitare Hilary, e capì che la sua situazione era molto grave. Aveva il cuore ingrossato e le pareti dell’organo ispessite a causa di una infezione provocata dall’AIDS. Tutto questo stimolava ad avere una pressione alta fino a 250, un battito cardiaco sfrenato e un indebolimento fisico tale da togliergli la voglia di mangiare. Il medico mi confidò subito che c’era poco da fare, o meglio c’era solo da pregare ed aspettare un miracolo. In ogni caso mi promise che l’avrebbe seguito e che a metà Novembre lo avrebbe portato da un cardiologo italiano, a Mikumi, per un ulteriore controllo. Io gli espressi la mia disponibilità di inviarlo subito in Italia, ma lui mi invitò ad aspettare. L’indomani p. Enzo partiva per Dar, per prendere l’aereo per le sue vacanze in Italia, ed io gli proposi di passare nel frattempo in Ospedale per trovare Hilary. Lui arrivò alle 11.30 del mattino, ma Hilary da tre ore non c’era più. Tutto il mondo in un colpo mi crollò. Non riuscivo a capire. I miei sospetti erano fondati. Per la mia primissima volta mi sono sentito (non so se si può dire) orfano di figlio, di un figlio strappato violentemente dalla mie mani impotenti a risvegliarlo. Quando fu portato a Migoli piansi molto: sembrava che dormisse. Non credevo, o non volevo credere o non accettavo che Hilary non ci fosse più. Quando allora eravamo in chiesa per il funerale e dovevo fare l’omelia, non sapevo cosa dire. All’improvviso dalla bocca mi uscirono parole che certamente non erano mie, perchè da me non pensate e neppure assolutamente accettate. Dissi in swahili queste parole: “Mimi nimempenda sana Hilary, lakini yeye amefariki kwa sababu Mungu amempenda zaidi kuliko mimi”, che significa “Io ho molto amato Hilary, ma lui è morto perché Dio lo ha amato più di me”. Vi scrivo questa testimonianza, carissimi amici, no perché voglio farvi piangere o perché cerco la vostra commiserazione o perché da missionario vorrei raccontarvi qualcosa di straordinario delle mie esperienze di missione, ma perché da padre, fortemente colpito dalla morte di un figlio che sempre amerò, posso dire, con la fede che solo il Signore mi dà, che anche la morte è un atto di amore del Signore. Quando gli altri ragazzini malati di AIDS che stanno con me nella Missione, mi hanno chiesto come stava adesso Hilary. Io gli risposi che adesso lui era in cielo e che avrebbe aspettato noi per stare tutti insieme.&lt;br/&gt;Devo inoltre confidarvi che io non ho mai avuto paura della morte, ma mai come ora (e questo solo i genitori che hanno perso un figlio lo possono capire) ho desiderato andare subito in cielo per rivedere e riabbracciare Hilary.&lt;br/&gt;Adesso so che significa perdere un figlio, e adesso ho capito che anche questo è un atto di amore di Dio che va accolto ogni giorno. Hilary, tutaonana mapemambinguni (=ci vedremo presto in cielo).&lt;br/&gt;Mungu awabariki! Baba&lt;br/&gt;Salvo</description>
    </item>
    <item>
      <title>Africa: voglia di fare e di credere&#13;in un domani migliore&#13;di Ass. ONLUS Hakuna Matata</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2007/10/1_Africa__voglia_di_fare_e_di_crederein_un_domani_migliore.html</link>
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      <pubDate>Mon, 1 Oct 2007 12:59:32 +0200</pubDate>
      <description>Speciale del 01/10/2007 &lt;br/&gt;Africa: voglia di fare e di credere in un domani migliore &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;di: Ass. ONLUS Hakuna Matata &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I problemi che bisogna affrontare in Africa sono tanti e noi come Associazione cerchiamo, il più possibile, di far fronte ad alcuni di questi.&lt;br/&gt;In particolare la nostra Associazione sostiene la Missione di Migoli in Tanzania, il villaggio di Viej Aklodj in Costa D’Avorio e un villaggio della diocesi di Butembo-Beni nella Repubblica Democratica del Congo.&lt;br/&gt;Le cause di questi problemi sono di diversa natura, molto complesse e strettamente collegate tra loro. Il lavoro che si porta avanti, sia in quei territori sia qui, tramite la sensibilizzazione, è molto duro e interminabile, ma grande è la voglia di fare e di continuare a sperare in un domani migliore. Certamente possiamo fare qualcosa, col vostro aiuto, con il vostro consenso e la vostra presenza che per noi è fondamentale. Siamo consapevoli che questo qualcosa è come una goccia nell’oceano, ma l’oceano è fatto di gocce!!!&lt;br/&gt;Le emergenze sociali più grosse attualmente in Tanzania sono due: sanità ed istruzione. Su queste due emergenze si radicano tutti gli altri problemi sociali. &lt;br/&gt;L’emergenza sanitaria ha due aspetti: a) la presenza diffuse di alcune gravi patologie, in primo luogo l’AIDS, poi la malaria e tante patologie gastro-intestinali, legate queste ultime al problema dell’acqua e, per i bambini, anche al problema della nutrizione e dell’educazione alimentare; b) l’insufficienza dei servizi e delle strutture sanitarie. &lt;br/&gt;L’emergenza istruzione consiste nel fatto che la domanda di istruzione supera ampiamente le capacità di risposte adeguate da parte del Governo, sia in termini economici, sia in termini organizzativi. Non è facile per nessun Governo rispondere alla domanda di istruzione che viene da una popolazione costituita per il 44% da bambini e ragazzi dell’arco di età 0-14 anni. &lt;br/&gt;Per quanto riguarda l’emergenza sanitaria il nostro intervento consiste, in genere, nell’aiutare le persone a sostenere le spese per l’acquisto delle medicine e per i ricoveri o all’Ospedale di Changalawe (cioè il “Centro sanitario” vicino Migoli e gestito dalle Suore) o nei due Ospedali di Iringa, o in quelli di altre città (in questo caso ci sono in più le spese di viaggio e soggiorno in città sia per l’ammalato, sia per il famigliare che lo accompagna). Per quanto riguarda i malati di AIDS (cui il farmaco viene dato dal Governo gratuitamente), la Missione li aiutia per le spese di viaggio e soggiorno, una volta al mese, in città (per la visita di controllo e per ricevere la medicina da prendere giornalmente a casa); inoltre, i bambini ammalati di AIDS vengono aiutati, garantendo loro un’alimentazione adeguata a sostenere la cura, a tale scopo alcuni di essi sono ospitati in Parrocchia. Tenete presente che in questi posti non c’è l’assistenza sanitaria come l’abbiamo in Italia, le spese sanitarie sono tutte a carico dei pazienti, anche la visita del medico, che noi chiameremmo “medico di base” (qui, in effetti è un para-medico), prevede il pagamento di un ticket; anche il ricovero nell’Ospedale governativo prevede una somma da pagare. Solo la cura per alcune patologie (AIDS, TBC, vaccinazione dei bambini, e qualcos’altro) o servizi è a totale carico dello Stato. &lt;br/&gt;Nel territorio della Costa d’Avorio gli interventi di Hakuna Matata in collaborazione con Suor Luisa Muñoz per rispondere alla situazione attuale si dispiegano attraverso 5 settori prioritari: sanità e supporto nutrizionale, acqua potabile e servizi igienici, istruzione e sviluppo comunitario, protezione dei bambini particolarmente a rischio, prevenzione e lotta all'HIV/AIDS. &lt;br/&gt;Il dispensario ha una sala per il ricovero ospedaliero con 4 posti letto, una sala per la pediatria con 4 posti letto, una sala parto con un tavolo per gli strumenti e uno per la nurcery e un lettino. Il dispensario non è fornito di attrezzature ospedaliere, scarseggiano le medicine e gli strumenti sanitari. Le malattie più diffuse sono la malaria, malattie polmonari, l'asma, la tubercolosi. Hakuna Matata ha avviato una raccolta fondi per fornire assistenza al centro pediatrico e alla maternità, per fornire attrezzature per la sala da parto, kit ostetrici di vario tipo (kit contenenti il necessario per l'assistenza al parto, kit per il parto cesareo, kit per levatrici, ecc.), strumenti chirurgici e altre scorte medicinali.&lt;br/&gt;Il problema dell’HIV/AIDS è molto instabile, gli spostamenti sul territorio degli eserciti e le migrazioni forzate di popolazioni sono tutti fattori che - insieme alla prostituzione in aumento per l'accresciuta povertà - contribuiscono a moltiplicare i rischi di diffusione del virus. La Costa D'Avorio ha la più alta percentuale di diffusione dell'HIV/AIDS dell'Africa occidentale, con oltre il 12% della popolazione contagiata. Le aspettative di vita sono di circa 35-40 anni, su 40 bambini il 18% non raggiunge i 5 anni di vita. &lt;br/&gt;Nel Villaggio di Vieil Aklodj esistono una scuola materna e una scuola primaria entrambe statali. I bambini frequentano la primaria fino all'età di 11 anni, per accedere alla secondaria devono effettuare gli esami per l’ammissione e devono trasferirsi in altri villaggi dove questa è presente. Gli insegnanti sono stipendiati dallo stato. Le 3 aule presenti non hanno gli strumenti necessari per portare avanti le lezioni. Non ci sono banchi, sedie, lavagne. Spesso gli stessi insegnanti che ricevono dallo stato il materiale didattico, lo rivendono al mercato. Gli interventi di Hakuna Matata per agevolare le attività scolastiche comprendono l'invio e distribuzione di materiali didattici e per l'insegnamento; la costruzione di classi per l'istruzione dei bambini; la formazione degli insegnanti, anche su aspetti come l'assistenza psicosociale per i bambini vittime dei traumi della guerra. &lt;br/&gt;Acqua: Gli interventi di Hakuna Matata per accrescere l'accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari comprendono la trivellazione di nuovi pozzi, la ricostruzione e riabilitazione di quelli danneggiati e dei punti di rifornimento idrico (pozzi dotati di pompe manuali per la raccolta dell'acqua); il precario l'accesso all'acqua potabile e a servizi igienici adeguati, soprattutto nelle località di accoglienza delle popolazioni sfollate. Ciò ha condotto al consumo di acqua non potabile e al deterioramento delle condizioni sanitarie, aumentando i rischi di diffusione di malattie letali tra i bambini, prime tra tutte la diarrea e il colera.&lt;br/&gt;Un altro progetto avviato in Costa D’Avorio è la realizzazione, attraverso una cooperativa agricola all'uopo formata di 19 ragazzi, di un piccolo allevamento per 1600 polli circa che, a regime, dovrebbe permettere, con una produzione ciclica, di sostenere le loro 19 famiglie. &lt;br/&gt;La situazione nella Repubblica Democratica del Congo è un po’ complessa dal momento che questo stato è uscito solo nel 2006 da una guerra sanguinosissima iniziata nel 1998.&lt;br/&gt;Come in ogni guerra, tutto viene distrutto e annientato: le scuole, gli ospedali, le chiese, le case. Soprattutto viene distrutta la vita e la dignità delle persone e sopratutto dei bambini: rapiti e fatti soldati, i cosiddetti bambini-soldato. Qui il vescovo della diocesi, S.E Mons Sikuli Melchisedech, si è mosso a livello nazionale per parlare a favore dei senza voce. Egli è il maggiore promotore del simposio internazionale della pace in Africa del 2001 e ha attuato un programma di recupero per tutti i bambini soldato del Congo. Più di 60 bambini sono stati accolti in una depandence della casa di mons. Sikuli. Hanno tra i 13 e i 16 anni, alcuni di essi combattono da almeno 5 anni. Hakuna Matata in accordo con Mons. Sikuli ha avviato il Progetto delle Adozioni a Distanza a Butembo Beni e spera di realizzare per i bambini un grande centro di accoglienza, nel quale possano ricevere assistenza sanitaria e scolastica. Nella maggior parte dei casi i bambini sono stati rapiti con forza alle loro famiglie e poi istruiti a sparare, usare il mortaio, il lanciarazzi e la mitragliatrice. Il progetto a Butembo Beni mira ad un totale reinserimento dei bambini nella società alla quale appartengono, un opera spesso difficile che incontra le resistenze degli stessi familiari.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non ci stancheremo mai di ringraziare le persone che ci sostengono nel portare avanti i nostri progetti. Grazie mille!&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Intervista a Rosalba Ruffino su “Il Vespro”</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Articoli_e_pubblicazioni/Voci/2004/4/21_Intervista_a_Rosalba_Ruffino_su_Il_Vespro.html</link>
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      <pubDate>Wed, 21 Apr 2004 12:40:11 +0200</pubDate>
      <description>L’associazione Hakuna Matata fondata nel dicembre 2001 persegue fini di solidarietà sociale e si occupa di riportare al passo tutti i popoli che non riescono autonomamente a riemergere dalla povertà, che non hanno la forza e gli strumenti per attivare un’economia di sviluppo, perché fame e malattie bloccano qualsiasi forma di crescita. La finalità dell’associazione è quella di promuoverne lo sviluppo. Grazie ad un impegno comune, migliaia di giovani possono avere un lavoro, un’ istruzione e un domani iniziare a costruire da protagonisti il futuro del loro paese. Un aiuto mirato, che prevede la realizzazione di progetti a breve e a lungo termine, che consentano a queste popolazioni di uscire da una condizione di sottosviluppo e di ritrovare, compatibilmente con la propria cultura, gli strumenti per andare avanti. Questo è lo “stile” di Hakuna Matata : un intervento da condividere insieme alle popolazioni locali fuori da un’ottica di assistenzialismo, per costruire un futuro di autonomia, di dignità e lavoro nella loro terra.&lt;br/&gt;L’associazione opera nella Missione di Migoli, in Tanzania, nel villaggio di Viejil Aklodj, in Costa D’Avorio, e tenta di sostenere qualche progetto anche nella Repubblica Democratica del Congo nonostante lí la situazione sia complicata.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ho intrapreso questa esperienza perché ho voluto conoscere personalmente un aspetto dell’Africa (in particolare la gente che abita nei villaggi della missione di Migoli, in Tanzania). Ero curiosa di conoscere il loro stile di vita, il loro modo di vestire  e le loro abitazioni, insomma volevo approfondire la loro cultura e per fare questo non basta solo studiarla dai libri, perciò sono andata in Tanzania.&lt;br/&gt;Certo non è stato l’unico motivo. Sono partita assieme ad altri membri dell’associazione per capire cosa un cittadino straniero potrebbe portare in quelle terre e studiare il modo di collaborare con le persone originarie di quei posti, per la realizzazione di progetti rispondenti alle loro necessità e alle loro richieste.&lt;br/&gt;L’associazione poi, durante l’anno, intraprende dei viaggi per mantenere i rapporti di collaborazione con questa gente, per assicurarsi che i progetti si realizzino a pieno e per rafforzare i rapporti di amicizia che da anni vanno avanti tra noi e loro.&lt;br/&gt;Sicuramente un’esperienza del genere cambia in buona parte la persona. Personalmente mi ha insegnato a percepire e a comprendere il mondo con occhi diversi, ad apprezzare veramente quello che ho e a non lamentarmi per le piccole e inutili cose. Ciò che mi colpisce di questa gente à la sua pace interiore che si manifesta soprattutto in situazioni difficili, situazioni in cui noi magari reagiremmo con disperazione e con rabbia. Non potrò mai dimenticare la tranquillità e la compostezza di un bambino di circa quattro anni, portato al piccolo ambulatorio perché ustionato. Pensate come invece avrebbe reagito un bambino da noi o addirittura un adulto!!!&lt;br/&gt;L’associazione punta soprattutto sulla realizzazione di progetti concreti, quali la trivellazione di pozzi, la costruzione di scuole e asili, la realizzazione di presidi sanitari e dispensari. Per sostenere questi progetti è indispensabile quindi l’impegno economico. Questo però non è eccessivo, anche con piccoli contributi si riesce a collaborare e a sostenere l’associazione e i suoi progetti. L’impegno economico però non è l’unico contributo di cui queste persone hanno bisogno. È fondamentale innanzitutto prendere consapevolezza delle problematiche dell’Africa ( così come per gli altri paesi a rischio),e chiederci se tutto ciò ha un senso. Dobbiamo riuscire a guardare il mondo e le sue problematiche con occhi diversi, con occhi più attenti e più critici per capire cosa in realtà non va e cosa ognuno di noi può fare a partire dal proprio piccolo. Penso quindi che un  ulteriore gesto di solidarietà, ma soprattutto di giustizia, sia acquistare, quando è possibile, i prodotti del commercio equo e solidale oppure rivolgerci alla banca etica.&lt;br/&gt;Per intraprendere una missione sicuramente bisogna essere consapevoli che non si tratti di un viaggio turistico qualunque. Sicuramente bisogna partire con una visione aperta al cambiamento!Andare lì vuol dire lavorare con la popolazione locale, imparare a conoscere la loro cultura, apprezzare il loro cibo e tutto ciò che ci offrono. &lt;br/&gt;È importante poi aver fatto tutti i vaccini necessari per andare in queste zone.&lt;br/&gt;Un altro rischio per chi parte alla sprovvista potrebbe essere quello relativo alla mancanza di comodità, che invece qualcuno potrebbe sperare di trovare.&lt;br/&gt;Da poco tempo abbiamo avviato tre nuovi progetti. &lt;br/&gt;Il progetto Sostieni il lavoro in Tanzania prevede il sostegno dei centri di formazione tecnica nel settore della sartoria e della falegnameria. &lt;br/&gt;Il progetto Sostieni una scuola in Tanzania e in Costa D’Avorio prevede l’adozione di una scuola intera&lt;br/&gt;Il progetto Ospedale Pediatrico “Maternità Maria Chiara” in Costa D’Avorio prevede appunto la realizzazione della pediatria e rappresenta il primo passo per un importante progetto di sviluppo sanitario in Costa D’Avorio in collaborazione con la Dott.ssa Sr. Luisa Munoz nel villaggio di Viejil Aklodj.&lt;br/&gt;Per chi volesse aderire a questi progetti e avere ulteriori informazioni può consultare il sito &lt;a href=&quot;http://www.associazionehakunamatata.org/&quot;&gt;www.associazionehakunamatata.org&lt;/a&gt;. Essere socio dell’associazione per me vuol dire investire parte del mio tempo alle attività e alla loro organizzazione (quali mostre, manifestazioni, info-point…).&lt;br/&gt;Significa anche diffondere l’operato dell’associazione e i suoi progetti, condividere questi ultimi anche con altre associazioni che come noi operano in questi territori. Soprattutto vuol dire parlare di Africa: non solo della sua povertà e dei suoi problemi, ma scoprire e far conoscere un’Africa che sorride, che è felice, che si diverte e che va avanti con quel poco che ha a disposizione. Quest’ultimo principio sta infatti alla base di tutto l’operato dell’associazione.&lt;br/&gt;Chiunque può collaborare con l’associazione alle diverse attività, invece per esserne socio bisogna iscriversi e versare una quota.&lt;br/&gt;Chi volesse portare avanti un progetto specifico in questi villaggi ed è disposto a trascorrere lì almeno tre mesi consecutivi, può farlo contattando l’associazione e collaborando con essa. In questo modo il suo contributo risulterebbe significativo per questa gente.</description>
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