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    <title>Notizie da Migoli</title>
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      <title>Migoli febbraio 2008</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Diario_da_Migoli/Voci/2010/4/9_Migoli_febbraio_2008.html</link>
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      <pubDate>Fri, 9 Apr 2010 11:27:13 +0200</pubDate>
      <description>Lo scandalo del mais di Antonio Di Lisi&lt;br/&gt;Migoli, Febbraio 2008&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non pochi fatti di cronaca, che assurgono talvolta anche agli onori della stampa internazionale, gettano sovente ombre fosche sull’operato dell’attuale governo tanzano e dei governi africani più in generale. Ma gli uomini e le donne del popolo, a queste notizie, non si scandalizzano più di tanto, per l’assuefazione alla disinibita corruzione dei propri governati. Al più, si suscita in essi una indeterminata irritazione. Il fatto è che, dinnanzi a problemi ben più gravi, queste notizie passano in secondo piano. Uno di questi problemi, piuttosto stringenti, è il fatto che, da alcune settimane, in Tanzania si sta verificando un vero e proprio “scandalo del mais”. Nelle regioni equatoriali, come la Tanzania, le stagioni sono grosso modo due: l’estate (o “stagione delle piogge”) e l’inverno. Da circa tre mesi qui è estate, e lo sarà per altri due mesi. Ciò presuppone che, in questo periodo dell’anno, le riserve di mais (principale alimento africano insieme al riso) scarseggino e che la gente si sia tutta riversata nelle campagne, per coltivare il prezioso cereale. È normale auspicare che, in un periodo così particolare e delicato, il prezzo sul mercato di tale cereale si attesti su livelli di prezzo ragionevoli. Purtroppo, così non è. Lo scandalo che stiamo vivendo, o meglio subendo, riguarda l’innalzamento del prezzo del mais del 100-200%. In parole povere: se fino a due settimane fa un debe di mais (unità di misura locale, equivalente alla capienza di un secchio da 30 litri) costava circa tremila scellini tanzani (equivalenti a circa 2 euro, lo stipendio di due giorni di lavoro), adesso il costo dello stesso è di circa ottomila scellini tanzani. Una situazione che non molti uomini e donne di questi luoghi saranno in grado di affrontare, e che impensierisce seriamente tutte le Chiese locali, i missionari e le ONG che operano sul posto. Ma cosa c’è dietro questa speculazione? Sempre il dio danaro. La Tanzania (che fu dapprima colonia tedesca e poi britannica) è oggetto di consistenti interessi economici come, d’altronde, il resto dell’Africa. Stati Uniti, Cina, Inghilterra, Giappone e India sono gli Stati che più ne hanno, non saprei quanto trasparenti, in questa terra tanto bella quanto martoriata. Soprattutto gli Stati Uniti e il gigante cinese stanno attuando delle strategie silenziose e invisibili, alle spalle di una popolazione che, ignara delle mosse geopolitiche di questi grandi paesi, si sta vendendo pure l’anima. A rimetterci è sempre la povera gente che, secondo dinamiche ormai ineluttabili, compra pressoché tutto prodotto in Cina mentre in banca, alla posta, negli uffici pubblici e in tante altre attività legate alla gestione dello Stato spesso vengono chiesti dollari invece che scellini. Cosa pensereste se, recandovi presso un’agenzia di viaggi, come è successo al sottoscritto in Tanzania, al momento del pagamento del biglietto vi chiedessero dollari? Io sono rimasto sbigottito. Perché pagare in dollari? Forse, perché la gestione economica della maggior parte dei capitali governativi è in mano agli statunitensi e il commercio è, per lo più, in mano ai cinesi. Io riesco a spiegamela solo così.  Ritengo necessaria questa premessa che ho fatto perché credo che essa permetta di spiegare le dinamiche legate all’economia del mais. Si tratta di giochi geopolitici che coinvolgono il governo tanzano, gli USA e la Banca Mondiale. È venuto a galla solo recentemente che, negli scorsi mesi, il governo tanzano ha frettolosamente venduto la maggior parte delle scorte nazionali di mais agli Stati africani limitrofi ad un prezzo irrisorio. Un comportamento che, a rigor di logica, sembra irragionevole ma che, alla luce dei fatti che adesso citerò, penso risulterà chiaro. Il governo tanzano, come molti Stati africani, beneficia dei sussidi provenienti dalla Banca Mondiale la quale, nella maggior parte dei casi, non solo concede il denaro, ma “suggerisce” anche come spenderlo. Alla Tanzania, da ciò che si percepisce e a livello popolare si mormora, la Banca Mondiale ha imposto l’acquisto di tanto mais. Il governo, così, ha pensato bene di vendere tutte le proprie scorte alimentari, salvo poi riacquistarle, al triplo del prezzo, dalle corporations americane (coloro che pilotano tutto questo giro di collusioni).  Le corporations statunitensi che si occupano della produzione e distribuzione del cereale non solo ne producono più del necessario, ma ricevono anche sussidi statali, che hanno la conseguenza di togliere qualsiasi possibilità agli agricoltori africani di competere sul mercato. È un meccanismo che Joseph Stiglitz(1) ha spiegato molto bene in vari suoi articoli: […] Negli Usa gran parte degli aiuti all’agricoltura vanno alle grandi corporation. Circa 25 mila aziende si dividono 3 o 4 miliardi di dollari. Ma il grosso va alle aziende più grandi. E in questo modo si danneggiano 10 milioni di agricoltori dell’Africa subsahariana, che hanno redditi sotto i 2 dollari al giorno. In realtà il numero di persone che trarrebbe vantaggio da una globalizzazione di questi commerci sarebbe assai maggiore del numero degli agricoltori favoriti dai sussidi. Nel mondo della finanza molti ne sono consapevoli, e sanno che gli aiuti alle aziende agricole sono un ostacolo a nuovi commerci. Il fatto è che l’attuale libero mercato non è equo perché non è realmente libero. (www.attacfoggia.wordpress.com/2007/01/02/la-mucca-vale-piu-delluomo-di-joseph-stiglitz/). In pratica, la Tanzania ha comprato tanto mais che non gli serviva, “solo” perché gli Stati Uniti ne hanno in abbondanza ed hanno esigenza di venderlo. Sicché, la Banca Mondiale lo ha imposto a questo Stato (su “consiglio” degli Stati Uniti), ma il governo tanzano è incapace di scelte coraggiose e coerenti con le reali esigenze della propria popolazione. Uno scandalo a tutti gli effetti, che mette in luce l’enorme corruzione sussistente nel mondo delle grandi multinazionali, degli organismi internazionali (come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il WTO) e dei governi africani. Le riserve che avevamo fino a pochi mesi fa avrebbero garantito agli abitanti della Tanzania un inizio di anno dignitoso e senza troppi problemi. Adesso, per il vantaggio economico delle grandi corporations e dei cosiddetti “grandi” del mondo, noi missionari saremo costretti a fare salti mortali per garantire loro un pasto dignitoso al giorno. Noi missionari (che siamo solo dei piccoli uomini e delle piccole donne di speranza che, alla sequela di Cristo, cerchiamo di fare la Sua volontà, condividendo nell’ambito dei nostri limiti la croce di questa gente), come tante Ong e le Chiese locali, abbiamo comprato in tempo centinaia di sacchi di mais che rivenderemo ad un prezzo accettabile (circa 4000 scellini) ma, purtroppo, sappiamo già che non sarà sufficiente. È il ripetersi dell’(apparente?) impari lotta tra il piccolo Davide e il gigante Golia. Dobbiamo trovare, ancora una volta, una fionda abbastanza efficace, per abbattere le perversioni del “Golia” capitalistico.&lt;br/&gt;Antonio Di Lisi&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;1)Joseph Stiglitz, ex consigliere economico di Bill Clinton alla Casa Bianca, nel 1997 divenne chief-economist, economista-capo, presso la Banca mondiale. Ma nel 2000 fu licenziato per le sue aspre critiche alla condotta delle grandi istituzioni internazionali: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il Wto, responsabili, secondo lui, di una globalizzazione ingiusta e squilibrata a vantaggio dei paesi ricchi. Da allora la statura di Stiglitz ha continuato a crescere. Nel 2001 ebbe il Nobel per i suoi studi di microeconomia. Nel 2002 pubblicò il saggio La globalizzazione e i suoi oppositori (Einaudi), presto divenuto un manifesto dei movimenti tendenti alla giustizia economica nel mondo. (www.attacfoggia.wordpress.com/2007/01/02/la-mucca-vale-piu-delluomo-di-joseph-stiglitz/)</description>
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      <title>Migoli agosto 2008</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Diario_da_Migoli/Voci/2010/4/9_Migoli_agosto_2008.html</link>
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      <pubDate>Fri, 9 Apr 2010 11:24:05 +0200</pubDate>
      <description>Diario di un mese con i Wagemi di Antonio Di Lisi&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Migoli, Agosto 2008&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Diario di un mese con i wageni (ospiti)!&lt;br/&gt;Ho passato questo ultimo mese in compagnia degli ospiti provenienti dall’Italia. Un gruppo molto eterogeneo e vario che ha lasciato diversi segni in me, nella vita della parrocchia e della gente.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I giorni sono stati scanditi da numerose esperienze, comunitarie e personali, che poco a poco hanno gettato le basi per una conoscenza reciproca profonda e stabile. Naturalmente ciò non è stato possibile con tutti, ma con quelli che, almeno in apparenza, da subito, si è creata una particolare simpatia, o empatia, particolare.&lt;br/&gt;Molti di questi volti, adesso che noi missionari siamo rimasti da soli, riecheggiano con forza nella mia mente.&lt;br/&gt;Ogni volta che, uscendo dalla mia stanza, passo accanto alle altre stanze (la C5, la C7, ecc…) una terribile nostalgia mia attanaglia e una sottile tristezza mi segue. Mi sembra ancora di sentire le voci dei ragazzi e delle ragazze impegnate a giocare con i bambini della missione, a fare il bucato, a chiacchierare nello spiazzo dove c’è il pozzo da dove la gente attinge all’acqua.&lt;br/&gt;Ho immaginato, sognato, sperato con grande forza che di questi giovani ne rimanesse almeno qualcuno.  Nei loro volti ho visto davvero sete di “vita piena”, una vita spesa per l’altro e con l’altro.  Nei loro volti ho visto “benedette inquietudini” interrogarli sul senso della loro vita, alla ricerca disperata della voce di un Dio che, a volte, si fa cercare tanto prima di travolgerci con il Suo immenso amore.  Nei loro volti ho visto la speranza di fare scelte coraggiose ma, forse, al tempo stesso, la paura di tornare a casa ed essere riassorbiti da una società sterile.&lt;br/&gt;Potrei fare tanti nomi, raccontarvi delle loro storie, delle chiacchierate condivise ogni sera, ma rischierei di non riuscire a comunicarvi neanche uno spicchio della ricchezza che questi giovani mi hanno donato.&lt;br/&gt;Voglio portare con me indelebile il segno del calore che hanno donato al mio cuore, le emozioni che sono riusciti a trasmettermi. Ed in questo momento ancora, prego il Signore perché riempia di giovani queste stanze tutto l’anno.&lt;br/&gt;Ieri sera immaginavo come sarebbe diversa la vita in missione con tre dei ragazzi con cui ho condiviso questo mese. Riuscivo lucidamente a vedere come i loro carismi, o meglio quelli che io in loro vedo come carismi, si adattassero perfettamente alle esigenze nostre e delle comunità. Sto pregando molto perché il Signore mi ascolti.&lt;br/&gt;Forse risulterò un po’ egoista a volere proprio loro qui con me, ma la stanchezza e il peso, più o meno grave, di essere l’unico laico in missione ogni tanto si fa sentire.&lt;br/&gt;Proprio un giorno prima che prendessero il volo di ritorno, mi sono permesso di scrivere ad alcuni un messaggio che adesso vi riporto: “tornando nella ‘civiltà’ questo mondo vi sembrerà quasi di non averlo mai visto. In realtà, questo mondo, è fatto di persone che lottano per la quotidianità e che sono dimenticate nel silenzio”.&lt;br/&gt;A volte, quello che anche a noi farebbe molto piacere è essere ricordati. Spesso si soffre la mancanza di un’attenzione che forse, dall’altro lato del mondo, in Italia, non se ne ha la percezione né se ne avverte il bisogno.&lt;br/&gt;Mi auguro con tutto il cuore che questa mia piccola lettera aiuti voi, e me in primo luogo, ad aprire nuovi ponti di amicizia, di relazioni, o rafforzi già quelli esistenti. Io, con Cristo nel cuore e nella mente, vi auguro una “vita piena” di ogni benedizione.</description>
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      <title>Migoli-lettera del 7-11-2007</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Diario_da_Migoli/Voci/2010/4/9_Migoli-lettera_del_7-11-2007.html</link>
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      <pubDate>Fri, 9 Apr 2010 11:18:13 +0200</pubDate>
      <description>di Padre Vincenzo Algeri&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Catania, 7 Novembre 2007&lt;br/&gt;Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, da qualche giorno mi trovo in Diocesi per il periodo di vacanza cui facevo cenno nella mia precedente lettera.&lt;br/&gt;Sto avendo la gioia di incontrare molti di voi. Io e P. Bucolo riteniamo importante incontrare la Chiesa che ci ha inviato in missione. L’incontro con voi ci fa toccare con mano come il nostro essere a Migoli è un fatto ecclesiale. Siamo lì per rendere concreto l’impegno di tutta la Chiesa locale per la missione ad gentes. Cosa è avvenuto lo scorso mese a Migoli? La prima settimana di ottobre abbiamo tenuto un primo breve corso di formazione (vengono chiamati “semina”) per i responsabili delle “Jumuiya ndogo ndogo za kikristu “ (tr.= Piccole comunità cristiane), che in Tanzania costituiscono la struttura di base delle Parrocchie. Nella nostra Parrocchia ne sono state costituite una ventina, ma ancora se ne dovranno costituire altre, per rispettare le dimensioni previste (non più di 15 persone per ogni comunità). I membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale, che è stato rinnovato lo scorso mese di luglio, ci hanno chiesto di rilanciare queste piccole comunità. Per rispondere a questa loro richiesta, abbiamo programmato una prima serie di tre “semina”, da realizzare tra ottobre e febbraio. Io e P. Salvo abbiamo partecipato agli esercizi spirituali dei sacerdoti della Diocesi di Iringa. Si sono svolti a Tosamaganga, un villaggio che è considerato la culla della Diocesi di Iringa, perché il primo vescovo, Mons. Beltramino (italiano), ha avuto lì la sua sede e l’attuale chiesa parrocchiale è stata la prima Cattedrale della Diocesi. Questi esercizi spirituali sono stati, soprattutto per me,l’occasione per conoscere la quasi totalità dei sacerdoti diocesani locali (presenti 40 su 48). Mons.Tarcisius, il Vescovo, è stato con noi per tutto il tempo. A conclusione degli esercizi spirituali,l’ultima sera, dopo la cena, il Vescovo ha chiesto ad alcuni sacerdoti di parlare delle attività in cui sono impegnate attualmente le loro Parrocchie, ha presentato i sacerdoti nominati parroci nei mesi precedenti e ha chiesto a Padre Kefas di presentare la situazione della R.U.CO (Ruaha University College), un Collegio universitario cattolico che ha la sua sede a Iringa ed è aggregato alla St. Augustine University of Tanzania; attualmente ha tre Facoltà, quella di Legge, quella di Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione, e quella di Arti e Scienze Sociali. A Usolanga abbiamo fatto il tradizionale ritiro mensile del primo lunedì del mese, di cui ho parlato in una precedente lettera. Era la prima volta che io e P. Salvo andavamo a Usolanga. Ne abbiamo approfittato per conoscere il lavoro missionario delle consacrate dell’A.L.M. (Associazione Laici Missionari), che spesso ci avevano invitato a visitare il loro centro. «La Provvidenza sorge prima del sole!»: sono parole che, durante la visita del centro, ho sentito spesso sulle labbra di Maria Ausilia, che si trova in Tanzania da circa 40 anni. Ci tiene a dire che tutto quello che vediamo è opera della Provvidenza, che lei ha sperimentato in questi quaranta anni. Ci dice che, spesso, nei momenti di bisogno, si sono presentati benefattori non cercati, che hanno dato esattamente quanto bisognava. Le due consacrate gestiscono un Centro sanitario (con un reparto di maternità) e una Scuola di taglio e cucito; inoltre, ospitano per la notte le ragazze della locale Scuola Secondaria, che sono in esubero rispetto alla capienza dei dormitori della loro Scuola. Poi ci sono i piccoli aiuti quotidiani ai bisognosi che si rivolgono a loro, in particolare alle donne. Le due consacrate sono il punto di riferimento del Parroco di Ismani per il lavoro pastorale nel villaggio, dove c’è anche una piccola chiesa, costruita dai primi sacerdoti agrigentini della Parrocchia di Ismani, e un locale per l’alloggio del sacerdote, quando viene per celebrare la messa.  «La Provvidenza sorge prima del sole!»: queste parole mi invitano a confidare nella Provvidenza, per realizzare quello che io e P. Salvo pensiamo sia necessario nella Parrocchia di Migoli. E, confidando nell’aiuto della Provvidenza, allego alla presente l’elenco dei Progetti che pensiamo di realizzare.&lt;br/&gt;Per evitare di dilungarmi, mi limito a farne un semplice elenco, con qualche breve notizia. Le motivazioni dei singoli Progetti le ho illustrate in parte nelle precedenti lettere e continuerò a illustrarle nelle successive. Chi ha intenzione di sostenerne qualcuno potrà ricevere da me o da Padre Salvo ulteriori dettagli. L’ordine in cui i Progetti sono elencati è casuale e non indica la priorità. Alcuni Progetti sono già stati realizzati nel corso di quest’anno o hanno già un finanziamento, almeno parziale (Progetti n. 1, n. 4, n. 8, n. 10, n. 16), o sono in avanzato stato di realizzazione (Progetti n. 2, n. 14, n.18, n. 21); li ho inseriti lo stesso nell’elenco, per darvi un’idea complessiva di quello che pensiamo sia necessario realizzare, e anche perché qualche opera che già stiamo realizzando non ha una sufficiente copertura finanziaria.&lt;br/&gt;I Progetti n. 3, n. 5, n. 10, n. 11, n. 12, n. 13 sono quelli che pensiamo debbano avere la precedenza, perché contribuiscono alla soluzione di problemi più generali. I costi previsti sono solo indicativi, perché i prezzi dei materiali e dei carburanti oscillano molto, particolarmente quelli del cemento e del diesel. Ovviamente, oltre i Progetti elencati, continuano il sostegno a distanza dei bambini dell’asilo e l’aiuto agli ammalati, soprattutto quelli affetti da AIDS; chi ha preso l’impegno di sostenere queste iniziative non mancherà certamente all’impegno per tutto il tempo necessario. Sempre confidando nelle vostre preghiere, porgo un cordiale saluto.&lt;br/&gt;Sac. Vincenzo Algeri&lt;br/&gt; ELENCO DEI PROGETTI&lt;br/&gt; PROGETTO N. 1 «COMPLETAMENTO DEI LAVORI NEL LA CHIESA DEL VILLAGGIO DI MAPERAMENGI E LAVORI STRAORDINARI NELLA LOCALE SCUOLA PRIMARIA». Questo Progetto è già stato realizzato. Complessivamente abbiamo speso € 5.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 2 «AMPLIAMENTO DELLA “NYUMBA BIKIRA MARIA AFYA YA WATOTO» Abbiamo già iniziato questi lavori, particolarmente urgenti per garantire ai bambini e ai ragazzi che vi sono ospitati condizioni igieniche e sanitarie adeguate. Prevediamo un costo di € 15.000&lt;br/&gt;PROGETTO N. 3 «SOSTEGNO A DISTANZA DI STUDENTI DELLA SCUOLE SECONDARIE DI GIOVANI UNIVERSITARI» Per il sostegno agli alunni delle Scuole Secondarie si prevede un costo di € 150,00 per ogni anno scolastico.&lt;br/&gt;Per il sostegno di giovani universitari, l’impegno annuo varia da € 1.000,00 a €1.500,00, dipende dal tipo di Facoltà a cui è iscritto lo studente.&lt;br/&gt;PROGETTO N .4 «COSTRUIAMO 300 BANCHI PER LA SCUOLA PRIMARIA “MTERA” DI MIGOLI E COSTRUIAMO 8 AULE». Costo previsto € 20,00 per banco (= € 6.000,00) e € 3.000, 00 per un’aula (= € 12.000,00).&lt;br/&gt;Già alcuni benefattori si sono fatti avanti.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 5 «COMPLETIAMO LA NYERERE HIGH SCHOOL» Costruzione degli ultimi due dormitori e di alcuni servizi esterni (€ 40.000,00), e dell’impianto elettrico interno (€ 5000,00). Complessivamente si prevede un costo di non meno di € 45.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 6 «CAGLIERO HIGH SCHOOL» Si tratta di un Progetto della Diocesi di Iringa, per incrementare l’istruzione superiore per le ragazze. È una richiesta esplicita della Chiesa locale, e non la possiamo disattendere. Il costo complessivo previsto è di € 250.000,00. I nostri aiuti dovrebbero contribuire a sostenere solo una parte dei costi, perché è previsto l’intervento di tanti altri benefattori.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 7 «MACCHINE PER LAVORARE LA PASTA ALIMENTARE» Si tratta di avere la disponibilità di una o due macchine semi industriali per verificare la possibilità e la convenienza economica di far produrre a Migoli la pasta. Per ora è sufficiente avere queste macchine, anche di seconda mano, che potreste mandarci con il container. Se vediamo che c’è la convenienza economica, la disponibilità di alcuni giovani a imparare il lavoro, elaboreremo un progetto economico in senso stretto, per creare possibilità di lavoro a livello artigianale, almeno, nel settore della produzione alimentare.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 8 «DISPENSARIO DI MAKATAPORA» Si tratta di completare un lavoro rimasto in sospeso. Si prevede che l’attuale chiesa di Makatapora, che è vicina al dispensario rimasto incompleto, diventi una dipendenza del dispensario e la chiesa nuova dovrebbe essere costruita in luogo più vicino alla strada, perché attualmente è un po’ fuori dal villaggio. Già un benefattore ha versato una somma per la costruzione del dispensario, ma dovrà essere integrata, perché il progetto ha subito delle variazioni, rispetto a quando si pensò a fare questo dispensario.&lt;br/&gt;I termini del progetto e un preventivo non sono ancora in condizione di fornirli.&lt;br/&gt;PROGETTO N .9 «UN POZZO PER GLI ABITANTI DI CHAPUYA» Si tratta di uno dei villaggi che si trovava sulla sponda del lago e che le autorità hanno fatto spostare in modo forzoso, per problemi sanitari. Nella nuova sede del villaggio il problema dell’acqua si impone in maniera perentoria. Ma, per il momento non possiamo decidere niente di preciso, perché è in forse la stessa esistenza del villaggio, perché molti si stanno trasferendo altrove.&lt;br/&gt;Nel caso vedessimo l’opportunità di scavare un pozzo, occorrerebbero circa € 10.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 10 «PIÙ PERSONALE PER IL CENTRO SANITARIO DI CHANGALAWE» Garantire uno stipendio adeguato per un’infermiera e per un medico (che sia veramente tale, e non un paramedico) fino a quando il Governo non si farà carico delle spese per il personale. Questo significa, in termini monetari, 300.000 scellini al mese per il medico ( pari a circa € 170,00-180,00) e 200.000 scellini al mese per un’infermiera professionale (pari a circa € 110,00-120,00). Alla data in cui scrivo la presente, il Governo ha già inviato un’infermiera, alla quale pagherà il mensile, e l’Associazione “Pole Pole” (Diocesi di Monreale) si è impegnata a pagare lo stipendio per altre due infermiere.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 11 «POTENZIARE LA RETE ELETTRICA PER I POZZI E PER LA NYERERE H. S.» Potenziare la rete elettrica, per poter far funzionare un motore per la trazione dell’acqua dei due pozzi scavati dietro la Nyerere H. S.. La TANESCO (azienda pubblica per l’elettricità) ha fatto un preventivo equivalente a circa € 10.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 12 «ACQUA PER MIGOLI E CHANGALAWE» Realizzare una rete idrica essenziale per portare l’acqua da uno dei due pozzi (di cui al Progetto11) al villaggio di Migoli, alla frazione di Changarawe e al Centro sanitario (di cui al Progetto n. 10), alla Parrocchia, all’Istituto delle Suore Collegine. Quest’opera ne rende necessaria un’altra: la realizzazione, a monte del pozzo, di un grosso serbatoio per garantire una pressione adeguata, in modo l’acqua possa arrivare anche a Changalawe. Si prevede un costo di non meno di € 25.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 13 «RILANCIO DELLA COOPERATIVA AGRICOLA» Il Governo locale ci dà la possibilità di coltivare dei terreni e di tenervi anche degli allevamenti. Negli anni scorsi P. Ricceri era riuscito ad avviare un piccola azienda agricola, che dava a tanti giovani la possibilità di imparare un lavoro e di lavorare. Poi tutto è finito, quasi totalmente, quando il lago si è ritirato. Abbiamo iniziato un tentativo di ripresa. Fino al prossimo mese di giugno (primo anno di attività) prevediamo un costo di € 10.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 14 «CASA PER GLI INSEGNANTI DI KINYALI» Questo Progetto è stato già totalmente finanziato da due benefattori e i lavori sono quasi al termine.&lt;br/&gt;Il costo finale si aggira attorno ai € 5.000,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 15 «LIBRI PER GLI ALUNNI DELLA NYERERE H. S.» Si tratta di acquistare i manuali scolastici su cui studiano, a turno, gli alunni che non possono acquistare i libri (e sono la maggior parte). Il Preside ha fatto fare un preventivo che equivale a circa € 18.000,00. Il Progetto si può realizzare anche con l’intervento di più benefattori, ognuno dei quali sia disponibile a farsi carico di una parte della somma.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 16 «UN POZZO PER GLI ABITANTI DI MBWELELI» La popolazione per approvvigionarsi di acqua deve andare molto lontano. Si prevede un costo di € 10.000,00. Questo Progetto è stato già finanziato dall’Associazione “A. S. C. Giuseppe Grande” (Mascalucia).&lt;br/&gt;PROGETTO N. 17 «UN DISPENSARIO PER IL VILLAGGIO DI MAKUKA» Non è stato fatto alcun preventivo. Se qualche benefattore manifesterà la disponibilità a contribuire alla realizzazione, faremo il preventivo. I fedeli del villaggio si sono impegnati a contribuire.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 18 «LAVORI STRAORDINARI NELLA CUCINA E NELLA DISPENSA DELLA CASA PARROCCHIALE» I lavori sono in corso. L’urgenza nasce dalla necessità di prevenire problemi sanitari.&lt;br/&gt;Il costo previsto è di € 7.500,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 19 «LA CHIESA NEL VILLAGGIO DI MNADANI» Non è stato fatto alcun preventivo. Se qualche benefattore manifesterà la disponibilità a contribuire alla realizzazione, faremo il preventivo. I fedeli del villaggio si sono impegnati a contribuire.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 20 «AIUTO ALLA COMUNITÀ LUTERANA E A QUELLA ANGLICANA» C’è un buon rapporto con le due comunità, ambedue presenti a Migoli in modo consistente. In particolare, la Comunità anglicana ogni anno ci dona parecchi sacchi di mais per l’aiuto agli anziani che fanno riferimento alla nostra Parrocchia. Chiedono un contributo per dei lavori relativi all’alloggio dei pastori. Abbiamo pensato di dare a ciascuna comunità l’equivalente di € 250,00.&lt;br/&gt;PROGETTO N. 21 «LAVORI STRAORDINARI NELLA CASA PARROCCHIALE DI MTERA» I fedeli della comunità di Mtera (Parrocchia di Chipogolo), dove noi ci limitiamo ad aiutare il parroco, andando una volta al mese a celebrare la messa, chiedono di essere aiutati a sostenere una parte dei costi per la sistemazione dell’alloggio del sacerdote. La parte per la quale chiedono di essere aiutati costa € 500,00.</description>
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      <title>Migoli-lettera del 5-10-2007</title>
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      <pubDate>Fri, 9 Apr 2010 11:15:54 +0200</pubDate>
      <description>di Padre Vincenzo Algeri&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Migoli, 5 ottobre 2007&lt;br/&gt;Carissimi in Cristo,&lt;br/&gt;vi scrivo nei primi giorni di questo mese, nel quale tutti i fedeli cattolici siamo invitati a riflettere e a pregare per l’impegno missionario della Chiesa. Mi scuso con voi, perché non sono riuscito a scrivervi nel mese di settembre, come vi avevo promesso; mi è stato impossibile. Ritengo necessario scrivervi, perché la presenza mia e di P. Salvo Bucolo a Migoli ha senso in quanto espressione di un impegno di collaborazione dei sacerdoti e dei fedeli laici della Chiesa di Catania con la Chiesa di Iringa.&lt;br/&gt;Questi mesi sono stati caratterizzati dalla presenza a Migoli di alcuni di voi: un primo gruppo ad agosto: il papà, lo zio e la cugina di P. Salvo, Nerina Pappalardo, Chiara, Vincenzo Lombardo, segretario del MGM della nostra Diocesi, sua zia Lucia e Giuseppe Corsaro; poi, a settembre: P. Nicola Gullotta, che è stato con noi per quasi un mese, collaborandoci nel ministero (conosce e parla la lingua swahili), i Sigg. Gullotta e Villa, anche se per una breve visita, i novelli sposi Ivano e Simona, che molti di voi certamente conoscono. Per una breve visita sono venuti anche alcuni operatori del CO.P.E. in Tanzania e, guidati da P. Gianni Nobile, un gruppo di giovani bolognesi, in visita ad alcune missioni in Tanzania. Sono state tutte presenze preziose, perché questi fratelli, oltre a darci una mano d’aiuto in alcuni lavori della missione, ci hanno aiutato a sentire la dimensione ecclesiale del nostro impegno missionario.&lt;br/&gt;Il 22 settembre abbiamo vissuto un avvenimento piccolo, ma significativo: un incontro di preghiera interreligioso. P. Salvo e io abbiamo fatto la proposta. Tutto è stato organizzato dai responsabili delle varie fedi e confessioni cristiane presenti a Migoli con il contributo essenziale degli studenti della Nyerere High School. Con questo incontro di preghiera abbiamo voluto rispondere all’invito dell’ONU di pregare per la pace nel mondo il 21 settembre di ogni anno. L’incontro si è svolto nei locali della scuola con il sostegno e la collaborazione del preside e degli insegnanti ed è stato molto partecipato. È stato un piccolo segno di quanto le religioni possono fare per la pace fra popoli diversi per razza, tribù, cultura e fede.&lt;br/&gt;Nella precedente lettera accennavo alla mia intenzione di parlarvi dell'emergenza Istruzione in Tanzania. Forse è più esatto parlare di emergenza educativa. Le cause dell'emergenza sono due. 1) Ci sono molti orfani, per i molti adulti che muoiono a causa dell'AIDS. 2) Il 44% della popolazione della Tanzania è costituito da persone comprese tra 0 e 14 anni. È come dire che su 100 adulti, 44 sono bambini e ragazzi, gli altri 60 sono persone comprese tra i 15 anni e i 75 anni (esattamente: 52 persone tra i 15 e i 65 anni, 4 persone oltre i 65 anni). Questo è un fatto positivo, perché significa un potenziale enorme di risorse umane e di forza-lavoro in un paese ricchissimo di risorse naturali, dove 34.443.603 di abitanti (censimento del 2002) sono distribuiti su un territorio vasto km 945.090, con una densità di 36 abitanti per kmq e un tasso medio di aumento annuo della popolazione del 2,8 %. Da questa situazione consegue che la domanda di formazione supera ampiamente le capacità di risposte adeguate da parte del Governo, sia in termini economici, sia in termini organizzativi. Non è facile per nessun Governo rispondere alla domanda di istruzione che viene da una popolazione costituita per quasi la metà da bambini. In termini pratici ciò significa: insufficiente numero di insegnanti, mancanza di aule scolastiche, presenza di molti orfani dei quali, spesse volte, nessun membro della famiglia può, o vuole, farsi carico. Ovviamente, mancano anche le risorse economiche: il Governo della Tanzania non riesce a disporre delle somme necessarie per rispondere a questi bisogni.&lt;br/&gt;Di fronte a questo problema la Chiesa non è e non può essere indifferente. I Vescovi della Tanzania sono molto attenti e sensibili a questo problema. Le scuole cattoliche sono tante. A Migoli la Chiesa ha concretizzato la sua attenzione al problema dell’educazione fin da quando sono arrivate le Suore Collegine. Sono state loro a organizzare i primi asili (a Mtera e a Migoli), a costruire le prime aule per la Scuola Primaria pubblica (a Migoli) ad aprire una Scuola di taglio e cucito, ad accogliere i bambini orfani, ad impegnarsi, con la visita alle famiglie, a promuovere la condizione della donna e a rendere le famiglie di Migoli più attente all’educazione dei figli.&lt;br/&gt;P. Salvatore Ricceri, il nostro predecessore a Migoli, ha fatto la scelta di convogliare gran parte degli aiuti di voi benefattori nel settore dell’educazione. È stata una scelta strategica, che ha una sua logica precisa: se sosteniamo l’educazione, domani avremo persone in grado di sfruttare le risorse del Paese e di farlo sviluppare. Le risorse umane sono le risorse più importanti di un popolo. Con la formazione e l’istruzione dei bambini, dei ragazzi e giovani di oggi la Tanzania potrà uscire dalla povertà. È significativo che spesso il motto degli istituti scolastici sia: Elimu ni ukombozi (L’istruzione è liberazione). L’impegno della nostra Parrocchia per questo settore si è concretizzato, anzitutto, con l’organizzazione dell’asilo in ogni villaggio della Parrocchia. Quasi in tutti i villaggi è stato costruito anche l’edificio che ospita l’asilo. In due villaggi (Nyegere e Chapuya) gli asili costruiti con l’aiuto di voi benefattori sono stati forzatamente abbandonati, perché gli abitanti hanno ricevuto dalle autorità governative l’ordine perentorio di spostare, per motivi sanitari, la sede dei due villaggi. Dove fare l’asilo? Semplice, gli abitanti hanno provveduto a risolvere il problema costruendo una capanna che viene adibita ad asilo. Il numero complessivo dei bambini dai 4 ai 6 anni che frequentano i nostri asili è di circa 1000 unità. Il nucleo più consistente è quello di Migoli, con circa 350 bambini. A fine novembre, che qui è il mese conclusivo dell’anno scolastico, faremo la festa per il passaggio di circa 300 bambini dei vari villaggi dall’asilo alle elementari. Tenere gli asili non è cosa da poco, lo capite bene. I problemi sono tanti. Il fatto positivo è che ci sono. Ora dobbiamo cercare di migliorare la qualità della formazione dei bambini e, prima ancora, quella del personale addetto alla loro formazione. Già abbiamo fatto due brevi corsi di aggiornamento per le insegnanti, un altro è in programma per i prossimi mesi. Abbiamo l’intenzione di far conseguire il diploma adeguato a quelle insegnanti dei nostri asili che ne sono sprovvisti (e sono parecchi). Ciò comporterà una spesa non indifferente. Riteniamo importante responsabilizzare di più i genitori dei bambini e coinvolgerli nella nostra azione educativa. Inoltre, per seguire meglio le attività degli asili e controllarne più efficacemente la qualità della formazione, abbiamo in programma di costituire, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico (gennaio), un comitato di laici del Consiglio Pastorale Parrocchiale, che dovrà occuparsi di tutta la conduzione degli asili della Parrocchia.&lt;br/&gt;Anche le Scuole Primarie (l’equivalente delle nostre Scuole Elementari e Medie), che prevedono un percorso di 7 anni, sono state e continuano ad essere oggetto della nostra attenzione.&lt;br/&gt;P. Ricceri, grazie al vostro sostegno, ha aiutato le autorità scolastiche nella costruzione delle aule scolastiche in diversi villaggi. In diverse occasioni ha sostenuto economicamente alcune attività didattiche (gite scolastiche, spese di vitto e alloggio per i ragazzi nelle settimane di preparazione agli esami, ecc.). Anche noi cerchiamo di essere attenti alle necessità delle Scuole Primarie pubbliche che si trovano nel territorio della nostra Parrocchia. Però, pensiamo che sia opportuno non limitarci a dare degli aiuti economici. Pensiamo sia opportuno dare a ragazzi e insegnanti delle Scuole Primarie la possibilità di uno scambio culturale. Non devono sentirsi solo beneficiari dei nostri aiuti economici, ma è bene che possano fare la loro parte facendo conoscere ai ragazzi e agli insegnanti italiani la loro storia, la loro cultura, le risorse naturali del loro paese. Perciò, proponiamo agli alunni delle Scuole Elementari e Medie di intraprendere rapporti epistolari in lingua inglese con gli alunni delle Scuole Primarie di Migoli, per parlare delle rispettive vicende storiche e politiche, delle problematiche sociali, delle bellezze artistiche e naturali dei rispettivi paesi, e anche per confrontare i due sistemi scolastici, sia dal punto di vista didattico, sia dal punto di vista organizzativo. Invitiamo gli insegnanti a contattarci per intraprendere questi rapporti epistolari. Gli insegnanti di Migoli mi hanno espresso la loro disponibilità. Ogni anno, in Tanzania, a conclusione degli esami di Stato, viene fatta, in base ai voti conseguiti, una graduatoria degli studenti e degli Istituti delle Scuole Secondarie. Lo scorso anno scolastico, la Nyerere High School, che ha sede a Migoli, è risultata al 4° posto nella graduatoria nazionale: una grossa soddisfazione per studenti e insegnanti, che hanno festeggiato, invitando anche noi sacerdoti della Parrocchia.&lt;br/&gt;La Nyerere High School deve tanto alla Parrocchia di Migoli.&lt;br/&gt;P. Ricceri ha intuito la necessità della presenza di una High School a Migoli. C’era già un Istituto di Scuola Secondaria nel territorio Parrocchiale: LADWA, un Istituto, vicino al villaggio di Kinyali, che è gestito dalla Chiesa Luterana e che prevede solo il Primo (4 anni) dei due cicli previsti nel sistema scolastico della Tanzania. Il Secondo ciclo (due anni), che è finalizzato all’accesso all’Università, non c’è in tutti gli Istituti. La Nyerere High School è uno degli Istituti in cui è previsto questo Secondo ciclo. P. Ricceri ha avuto l’idea e, con l’aiuto di voi benefattori, l’ha realizzata edificando 24 aule scolastiche, due dormitori, una grande aula Magna, che serve anche da refettorio, i locali della cucina e della dispensa, una sala attrezzata con i computers, due aule per i laboratori di chimica e fisica, gli ambienti per la direzione scolastica, la segreteria e l’aula dei professori, e n.16 di case per gli insegnanti. Con il consenso del Vescovo di Iringa, l’Istituto è stato donato allo Stato. Il motivo fondamentale di questa donazione è stato quello di garantire un futuro all’Istituto. La Chiesa è venuta incontro allo Stato, approntando una struttura che lo Stato, in questo momento e in questo luogo, non sarebbe stato in grado di costruire, e lo Stato è venuto incontro alla Chiesa, perché si è impegnato a farsi carico della gestione l’Istituto, sotto tutti i punti di vista. Non sarebbe stato per niente facile, per una Parrocchia e per il suo Parroco, gestire un Istituto che prevede la presenza di 1.200 alunni. L’operazione, in effetti, deve essere ancora completata, perché la Parrocchia si è impegnata a costruire altri quattro dormitori (bweni) per gli studenti e qualche altro lavoro per rendere la struttura completa secondo il sistema scolastico della Tanzania. Due dei quattro dormitori sono già stati completati e nei prossimi giorni gli studenti vi potranno alloggiare. Per gli altri due provvederemo nei prossimi mesi ad avviare i lavori. Perché aspettiamo? Perché l’autorità governativa del villaggio di Migoli si è impegnata a partecipare contribuendo con l’offerta dei mattoni necessari…noi stiamo aspettando. Inoltre, ancora sono a carico della Parrocchia gli stipendi di alcuni insegnanti che lo Stato assumerà con regolare contratto nell’arco di alcuni anni. Già nel corso di quest’anno alcuni di questi insegnanti sono stati assunti regolarmente e il loro stipendio non è più a carico della Parrocchia. In Tanzania, per la Scuola primaria non è prevista alcuna forma di tassa scolastica a carico della famiglia, invece, per la Scuola Secondaria è prevista una tassa annuale (260.000 Tsh circa € 150,00 ) per contribuire alle spese di vitto ed alloggio (gli studenti e i professori devono abitare a scuola), ma risulta essere onerosa per molte famiglie che hanno un reddito molto basso. Per questo abbiamo pensato opportuno istituire il sostegno a distanza anche per questi studenti, che sono la futura classe dirigente della Tanzania. Per questo tipo di sostegno chiediamo agli studenti beneficiari di impegnarsi a corrispondere, in inglese, con il loro benefattore. L’itinerario scolastico completo prevede, per chi intende impegnarsi nello studio e ne ha le capacità, anche l’Università. E qui i problemi diventano enormi perché, proprio dallo scorso anno, lo Stato non è più in grado di farsi carico di sostenere una parte delle tasse scolastiche e delle spese di vitto e alloggio degli studenti più meritevoli iscritti nelle Università statali. Ciò ha significato, per i tanti studenti meritevoli, le cui famiglie sono povere, dover rinunziare agli studi universitari. Perciò abbiamo proposto il sostegno a distanza anche per gli studenti universitari meritevoli. In questo caso ci si deve impegnare per somme sostanziose, dell’ordine di €1000/2000 l’anno circa, dipende dal diverso tipo di Facoltà a cui ci si iscrive. Già alcuni di voi hanno dato la loro disponibilità e, attualmente, sono n.16 gli universitari che posso frequentare l’Università con il vostro aiuto. Ma sono tanti gli studenti universitari che ci chiedono di essere aiutati.&lt;br/&gt;Forse sto abusando della vostra pazienza. Finisco qui la mia lettera. Nella prossima lettera vi elencherò i nostri progetti, per realizzare i quali avremo bisogno del vostro aiuto. Spero di incontrare alcuni di voi durante le cinque settimane di mia permanenza in Sicilia (24 ottobre – 30 novembre p.v.). Pregate per noi! Un cordiale saluto a voi tutti anche da parte di P. Salvo.</description>
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      <title>Migoli-lettera del 12-08-2007</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Diario_da_Migoli/Voci/2010/4/9_Migoli-lettera_del_12-08-2007.html</link>
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      <pubDate>Fri, 9 Apr 2010 11:12:47 +0200</pubDate>
      <description>di Padre Vincenzo Algeri&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Migoli, 12 agosto 2007&lt;br/&gt;Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, è passato circa un mese dalla mia prima lettera, mi faccio risentire per mettervi a conoscenza della vita e dei problemi della Parrocchia di Migoli.  Il mese trascorso è stato molto intenso e pieno di eventi importanti per la vita della Chiesa di Iringa e della nostra comunità parrocchiale.&lt;br/&gt;Il 9 luglio, nella Parrocchia di Ismani, abbiamo partecipato al ritiro mensile. A questo ritiro, una bella occasione di incontro fraterno e di ristoro spirituale, partecipiamo i sacerdoti della Parrocchia di Ismani, di Ilula, di Migoli, le Suore Collegine, le Suore Teresine presenti a Ismani, le Consacrate laiche dell’A.L.M., e la comunità “Cristiani nel Mondo” (fondazione della Diocesi di Agrigento), che è presente e opera a Ipogolo. La meditazione è stata dettata da Mons. Giuseppe Di Marco, della Diocesi di Agrigento, fondatore dell’Associazione “Cristiani nel Mondo”, venuto in Tanzania, in questo mese, per celebrare, insieme alla sua comunità, i 60 anni di ordinazione sacerdotale. A Ismani abbiamo avuto la gradita sorpresa di trovare tre sacerdoti della Diocesi di Agrigento con un gruppo di seminaristi. Si trovavano lì per partecipare a due ordinazioni sacerdotali (di cui scriverò più avanti) e per dare modo ad alcuni di seminaristi di Agrigento di conoscere la Parrocchia affidata alla cura pastorale del clero della loro Diocesi.&lt;br/&gt;Un evento importante per la Diocesi di Iringa sono state le Ordinazioni sacerdotali. Per me e P. Salvo sono stati momenti importanti di incontro col presbiterio di Iringa, nel quale in questi anni siamo inseriti e col quale dobbiamo collaborare. Le celebrazioni sono state tre, presiedute dal Vescovo di Iringa, Mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, i sacerdoti ordinati, complessivamente, sono stati quattro.  Una prima celebrazione il 4 luglio, a Iringa, nella Parrocchia della Consolata: sono stati ordinati Padre Protas Chelula e Padre Sosthenes Kibiki, che hanno studiato nel Seminario di Peramhio, che è il Seminario Maggiore di tutte le Diocesi della Metropolia di Songea, di cui fa parte anche la Diocesi di Iringa.    Una seconda celebrazione l’11 luglio, a Mgololo, una Parrocchia molto distante da Iringa (per noi cinque ore di macchina, solo andata!). Abbiamo fatto esperienza diretta della vastità della Diocesi di Iringa. Per attraversarla da un estremo all’altro si devono fare 350 Km! Tutto questo territorio è diviso in 33 Parrocchie, delle quali la nostra è una delle più piccole, per estensione territoriale e densità della popolazione. Nella Parrocchia di Mgololo è stato ordinato Padre  Vincent, che ha studiato in Sicilia, nel Seminario di Agrigento. La presenza dei confratelli agrigentini è stata un bel segno di comunione fra la Chiese di Iringa e quella di Agrigento.  La terza celebrazione ha avuto luogo il 18 luglio nella Parrocchia di Ifunda. A ricevere il sacramento dell’Ordine è stato Padre Jordan Alexander Kihaga. Anche questo sacerdote ha studiato nel Seminario di Agrigento. Uno dei sacerdoti agrigentini presenti, Padre Librino Lauricella Ninotta, è Parroco nella Parrocchia nella quale il novello sacerdote ha fatto l’esperienza pastorale negli anni di Seminario.&lt;br/&gt;Nella seconda metà del mese gli eventi hanno avuto un carattere parrocchiale.  Il 20 luglio, sono arrivati gli agrigentini, cui ho fatto cenno prima: tre sacerdoti, P. Saverio Catanzaro, di cui vi ho parlato nella mia prima lettera, don Librino Lauricella Ninotta, e don Giuseppe Argento, Rettore del Seminario di Agrigento, alla guida del gruppo di seminaristi agrigentini. Nel corso della visita P. Saverio ha ricordato i primi tempi della sua presenza a Migoli, la collaborazione con le suore e i primi catechisti, la costruzione della chiesa e i rapporti con le maestranze italiane che, a quel tempo, costruivano la diga di Mtera, e che gli hanno dato una sostanziosa mano d’aiuto per costruire la chiesa, fornendo una parte di materiale edile. Il giorno dopo siamo andati a Maperamengi, attraversando il lago. C’era una circostanza precisa: la celebrazione di due matrimoni e di sette battesimi (quattro adulti e tre bambini). Da circa tre anni non era stato possibile raggiungere il villaggio per la cura pastorale dei cristiani che vi abitano, per la mancanza di acqua nel lago. Un giovane catechista di buona volontà aveva continuato a radunare la comunità per la preghiera domenicale ed aveva avviato la preparazione al battesimo di due coppie di sposi. Negli scorsi mesi, ripresi i contatti, si è continuata la preparazione al battesimo delle due coppie di sposi, e si è curata anche la preparazione al matrimonio e al battesimo dei loro bambini. La celebrazione è stata fatta all’interno della chiesetta ancora da ultimare, perché mancava la porta d’ingresso e la rete metallica alle finestre.  È stato un momento molto bello per la comunità cristiana locale. Insieme a P. Salvo Bucolo, che presiedeva la celebrazione, hanno concelebrato i tre sacerdoti agrigentini, i quali hanno anche amministrato il battesimo ai tre bambini. È stato molto bello, sopratutto per P. Saverio Catanzaro, che ha ricordato e rivissuto i tempi della prima evangelizzazione di Maperamengi. Alla celebrazione c’è stata  anche la simpatica partecipazione di almeno 300 pipistrelli che la notte prima avevano invaso la chiesetta, approfittando della mancanza della porta.  Se ne stavano sul soffitto, fermi; si agitavano un po’ solo quando i fedeli battevano le mani! Dopo la celebrazione, la festa, durante la quale gli invitati hanno potuto gustare il pesce del lago.&lt;br/&gt;La settimana successiva è arrivato, dalla Diocesi di Monreale, P. Dario Russo, con un gruppo di giovani (sei, per l’esattezza) che fanno riferimento all’Associazione Culturale “Hakuna Matata”. L’Associazione, che ha sede legale a Carini (PA), si propone di sostenere l’opera di missionari italiani nei Paesi in via di sviluppo.  Padre Dario, che è anche direttore dell’Ufficio Missionario della Diocesi di Monreale, viene a Migoli ogni anno da nove anni a questa parte e resta per un mese: dà una mano d’aiuto nel ministero (sa celebrare in swahili) e, con i suoi giovani, fa qualche lavoro di cui c’è bisogno nella missione (le ragazze, per esempio, danno una mano d’aiuto per i bambini  ospitati nella missione e aiutano in cucina) e organizza gli aiuti di Hakuna Matata per Migoli, prendendo contatto con le realtà che l’Associazione segue e sostiene in modo particolare, ad esempio: la Scuola di cucito di Izazi, il sostegno a distanza dei bambini dell’asilo di Mbweleli, ecc. I fedeli di Migoli conoscono bene P. Dario, il suo arrivo è per tutti motivo di gioia. Quest’anno P. Dario ha fatto a noi sacerdoti un dono speciale, ci ha comunicato che un laico della sua Diocesi ha dato la disponibilità per stare tre anni a Migoli come laico “fidei donum”. Il Vescovo Tarcisius, durante la sua visita a Migoli (di cui dirò più avanti), ha manifestato la disponibilità ad accogliere il laico come “fidei donum”, e ha firmato la relativa convenzione con la Diocesi di Monreale.&lt;br/&gt;Normalmente, la  presenza di Padre Dario e dei suoi giovani a Migoli coincide con un momento importante della vita parrocchiale, la festa del Ringraziamento, che si celebra l’ultima domenica di luglio. È la festa che ricorda l’erezione della Parrocchia, ed è l’occasione nella quale i fedeli ringraziano Dio per i frutti del lavoro. La Festa è stata preparata dai responsabili laici della Parrocchia, che si sono distribuite le incombenze per i vari momenti della festa, che si conclude con il pranzo, che viene consumato nei locali della Parrocchia, e con canti e musica dopo il pranzo.  In effetti siamo entrati nel clima della festa già il lunedì, quando ha avuto inizio la settimana di preparazione intensa alla Cresima (“mafundisho”). I 181 ragazzi che hanno ricevuto la Cresima  nella Festa del Ringraziamento, dal lunedì al sabato, hanno dimorato in Parrocchia e con delle apposite catechesi sono stati preparati alla celebrazione. Quest’anno abbiamo introdotto una piccola novità: un giorno l’abbiamo caratterizzato come giornata vocazionale, invitando le Suore Collegine a parlare della vita consacrata e delle vocazioni di speciale consacrazione. Quest’anno la festa del Ringraziamento è stata  particolarmente solenne perché abbiamo avuto con noi il Vescovo di Iringa, Mons. Tarcisius. Si è fermato con noi dal venerdì pomeriggio alla domenica pomeriggio. È stato un momento molto significativo e importante. Il Vescovo è stato con la gente, conosceva personalmente molti fedeli e si è intrattenuto a parlare con loro. Il sabato ha benedetto la chiesetta di Maperamengi. Abbiamo attraversato il lago con la barca che è della Parrocchia e porta il nome di “S. Agata”. Era la prima volta che il Vescovo Tarcisius metteva piede a Maperamengi. C’è stata grande festa. La chiesetta era pronta per essere benedetta; gli ultimi lavori erano stati eseguiti qualche  giorno prima, con la messa in opera della porta d’ingresso e delle reti alle finestre (i pipistrelli nel frattempo erano stati sloggiati). La celebrazione è stata solenne e partecipata. A Maperamengi c’è tanto da lavorare! In tre anni di assenza del sacerdote la qualità della vita cristiana di quella comunità  si è molto abbassata; occorre ripartire con l’evangelizzazione dei pagani e la rievangelizzazione dei battezzati. Il momento culminante della Festa del Ringraziamento si è avuto con la celebrazione della messa domenicale e l’amministrazione della Cresima.  Quest’anno la festa è stata particolarmente sentita perchè la pioggia abbondante e il ritorno del lago ai livelli normali è stato visto come una grazia specialissima di Dio. La processione offertoriale, nella quale vengono concretamente portati i frutti del lavoro, è stata molto generosa. Il valore delle offerte è stato pari a quasi 800.000 scellini (circa 500 €), che il Vescovo ha destinato ad un’iniziativa diocesana: il completamento della Scuola Secondaria per ragazze intitolata a “Mons. Cagliero”. L’opera si inquadra in un progetto diocesano di promozione della donna. La “Cagliero” diventerà High School, cioè avrà i corsi preuniversitari, per facilitare così l’accesso delle ragazze agli studi universitari. Dopo la Messa, il Vescovo si è fermato a pranzo con i cresimati, che, alla conclusione del pranzo, hanno eseguito dei canti alla presenza del Vescovo. Alle quattro del pomeriggio circa, il Vescovo ci ha salutati e ha fatto ritorno a Iringa.&lt;br/&gt;Questa la cronaca degli eventi più significativi del mese di luglio. Il fatto di narrarveli è un modo per rendervi in qualche modo partecivi del nostro lavoro apostolico, nella consapevolezza che chi edifica la Chiesa è lo Spirito Santo e noi siamo semplici strumenti, della cui debolezza egli si serve. Naturalmente, non è tutto rose e fiori. Ci sono problemi pastorali e sociali con cui ci dobbiamo confrontare ogni giorno e per affrontare i quali abbiamo bisogno del vostro aiuto spirituale e anche materiale. Per quanto riguarda la problematica più direttamente pastorale, ci stiamo rendendo conto che ancora il cristianesimo rimane in superfice, in molti fedeli è come uno strato di vernice o come un vestito che si indossa all’occasione, non è penetrato in profondità, per molti cristiani battezzati  Cristo non è diventato ancora il riferimento fondamentale dell’esistenza. Ci stiamo rendendo conto come la catechesi in preparazione ai sacramenti va impostata meglio, perché c’è il rischio di sacramentalizzare senza evangelizzare. Il cammino del Catecumenato va curato con più attenzione e con maggiore coinvolgimento ecclesiale. Occorre evangelizzare in modo costante e capillare, e lavorare per un maggiore coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa. Questi sono, in fondo, gli orientamenti pastorali entro i quali io e P. Salvo intendiamo muoverci.  Poi c’è la problematica sociale cui ho accennato nella precedente lettera. Sono problemi enormi, che noi non potremo risolvere, ma che non possiamo ignorare. Certamente possiamo fare qualcosa, col vostro aiuto, con la consapevolezza che questo qualcosa è come una goccia nell’oceano, ma (come ha fatto notare qualcuno) l’oceano è fatto di gocce.  Le emergenze sociali più grosse sono due: sanità ed istruzione. Su queste due emergenze si radicano tutti gli altri problemi sociali.  L’emergenza sanitaria ha due aspetti: a) la presenza diffuse di alcune gravi patologie, in primo luogo l’AIDS, poi la malaria e tante patologie gastro-intestinali, legate queste ultime al problema dell’acqua e, per i bambini, anche al problema della nutrizione e dell’educazione alimentare; b) l’insufficienza dei servizi e delle strutture sanitarie.  L’emergenza istruzione consiste nel fatto che la domanda di istruzione supera ampiamente le capacità di risposte adeguate da parte del Governo, sia in termini economici, sia in termini organizzativi. Non è facile per nessun Governo rispondere alla domanda di istruzione  che viene da una popolazione costituita per il 44% da bambini e ragazzi dell’arco di età 0-14 anni.  Per quanto riguarda l’emergenza sanitaria il nostro intervento consiste, in genere, nell’aiutare le persone a sostenere le spese per l’acquisto delle medicine e per i ricoveri o all’Ospedale di Changalawe (cioè il “Centro sanitario”vicino a Migoli e gestito dalle Suore) o nei due Ospedali di Iringa, o in quelli di altre città (in questo caso ci sono in più le spese di viaggio e soggiorno in città sia per l’ammalato, sia per il famigliare che lo accompagna). Per quanto riguarda i malati di AIDS (cui il farmaco viene dato dal Governo gratuitamente), li aiutiamo per le spese di viaggio e soggiorno, una volta al mese, in città (per la visita di controllo e per ricevere la medicina da prendere giornalmente a casa); inoltre, aiutiamo i bambini ammalati di AIDS, garantendo loro un’alimentazione adeguata a sostenere la cura, a tale scopo alcuni di essi sono ospitati in Parrocchia. Tenete presente che qui non c’è l’assistenza sanitaria come l’abbiamo in Italia, le spese sanitarie sono tutte a carico dei pazienti, anche la visita del medico, che noi chiameremmo “medico di base” (qui, in effetti è un para-medico), prevede il pagamento di un ticket; anche il ricovero nell’Ospedale governativo prevede una somma da pagare. Solo la cura per alcune patologie o servizi (AIDS, TBC, vaccinazione dei bambini, e qualcos’altro) è a totale carico dello Stato. In sostanza, noi inseguiamo l’emergenza, senza un aiuto efficace al sistema sanitario, e, perciò, alla popolazione. Noi pensiamo che sia necessario intervenire per sostenere il Centro sanitario di Changalawe in modo che abbia più personale e più qualificato. Infatti, questo Centro sanitario, di proprietà della Diocesi di Iringa e gestito dalle Suore Collegine, dovrebbe sostenersi in tutto con quello che danno i pazienti, che spesso non possono dare niente o possono dare poco. A carico della gestione del Centro ci sono tutte le spese del personale (paramedici, infermieri, personale delle pulizie), le spese per l’acquisto delle medicine (che man mano vengono vendute, ma che il Centro deve pagare al momento dell’acquisto), e per altro materiale sanitario (cotone, garze, siringhe, ecc.), le spese per l’energia elettrica e per la macchina, che funge anche da ambulanza. Il Centro non va a fondo solo per qualche aiuto, poco prevedibile nella quantità, che riceve dall’Italia. Il personale è poco anche perché il Centro non può dare gli stipendi che, invece, può pagare lo Stato o altre strutture private; spesso, il dipendente, se gli viene offerta la possibilità di guadagnare di più, lascia il Centro. Inoltre, il Centro è autorizzato a un tipo di interventi che superano appena quello che chiameremmo il “day  hospital”, cura prevalentemente la malaria ed alcune patologie intestinali, può fare qualche limitato intervento di pronto soccorso, fa gli esami essenziali per diagnosticare l’AIDS. Il Governo ha promesso di mettere la struttura in condizione di distribuire la medicina per l’AIDS, evitando così ai pazienti il viaggio mensile in città (che costa parecchio, per le tasche di questa gente); sarebbe un aiuto notevole alla popolazione, ma, per ora, sono solo promesse. Noi vi chiediamo di sostenere il seguente progetto, che denominiamo “Progetto n.10: Più qualità per il Centro sanitario di Changalawe”: garantire uno stipendio adeguato per un’infermiera e per un medico (che sia veramente tale, e non un paramedico) fino a quando il Governo non si farà carico delle spese per il personale. Questo significa, in termini monetari, 300.000 scellini al mese per il medico ( pari a circa € 170,00-180,00) e 200.000 scellini al mese per un’infermiera professionale (pari a circa € 110,00-120,00). Sarebbe necessario un gruppo di benefattori che si facesse carico di questo progetto. Così, almeno, riusciremmo a fornire un servizio più di qualità alla popolazione locale e potremmo limitare gli spostamenti e i relativi costi per il ricovero negli ospedali cittadini; inoltre, la presenza di un vero medico (l’ideale sarebbe un pediatra) potrebbe garantire una visita di controllo almeno mensile per i bambini ospitati in Parrocchia e presso la casa delle Suore Collegine. Se qualche benefattore, meglio se un gruppo, intende sostenere questo progetto, si metta in contatto direttamente con noi, quanto prima. Se qualche medico siciliano fosse disponibile a prestare la propria opera qui, per qualche mese, sarebbe ancora meglio, ma questo tipo di servizio deve essere preparato bene. Questo significa che il medico deve venire qui una prima volta a vedere la situazione e ad approntare la documentazione necessaria per esercitare legalmente in Tanzania, poi noi dovremmo approntare la strumentazione necessaria perché possa prestare la sua opera efficacemente, quindi dovrebbe ritornare qui ed esercitare, anche per un periodo relativamente breve (un due–tre mesi). Il problema della lingua lo potrà affrontare tenendo conto che una delle suore dell’ospedale, che è un paramedico, conosce l’italiano e l’inglese (questa lingua, in particolare, per il linguaggio specialistico medico). L’ideale sarebbe se questo medico potesse esercitare contemporaneamente ad un medico locale che stesse stabilmente qui (possibile se voi sostenete il progetto di cui sopra), in modo da avere la garanzia di un seguito nella cura dei pazienti. Dell’emergenza istruzione parlerò nella prossima lettera. Ritengo, invece, necessario illustrarvi due progetti che, se vanno in porto, elimineranno tanti disagi con i quali la popolazione locale deve confrontarsi ogni giorno. Anche in questo caso avremo bisogno del vostro aiuto.  Con l’aiuto di voi benefattori (di uno, in particolare) abbiamo scavato, nella zona a ridosso degli edifici della Scuola Secondaria, la  Nyerere H.S., due pozzi: il primo è profondo 82 m, il secondo, a poche decine di metri dal primo, è profondo 120 metri ed ha la portata di 6.600 litri di acqua ogni ora. Il primo pozzo, attualmente, funziona con una eoleana; in pratica, è possibile avere l’acqua a condizione che ci sia il vento, ed è a disposizione esclusivamente della Nyerere H.S.; il secondo, attualmente inutilizzato perché l’acqua si può tirare solo con un motore, sarà destinato alla popolazione di Migoli e potrà servire anche la zona di Changalawe e il Centro Sanitario.   Si rendono necessari due progetti.&lt;br/&gt;a) Potenziare la rete elettrica, per poter far funzionare un motore per la trazione dell’acqua del secondo pozzo. Questo potenziamento avrà anche due effetti collaterali positivi: si potrà portare l’energia elettrica nelle case degli insegnanti della Nyerere H.S., e si potrà sostituire l’eoliana del primo pozzo con un motore elettrico, per avere garantita, così, la continuità del servizio (Progetto n. 11: potenziare la rete elettrica  per i pozzi e per la Nyerere H. S.);&lt;br/&gt;b) Realizzare una rete idrica essenziale per portare l’acqua dal pozzo al villaggio, alla Parrocchia e alla casa delle Suore Collegine. Quest’opera ne rende necessaria un’altra: la realizzazione, a monte del pozzo, di un grosso serbatoio per garantire una pressione adeguata dell’acqua, in modo che possa arrivare anche a Changalawe (Progetto n. 12: acqua per Migoli e Changalawe).&lt;br/&gt;Per realizzare questi lavori ci sarà la partecipazione della Nyerere H.S., che sarà titolare del rapporto con la TANESCO (l’ente pubblico per l’elettricità)  per far arrivare la trifase e si farà carico di una parte dei costi. Parteciperà anche l’autorità governativa locale, che deve precisare ancora l’entità del suo contributo. Inoltre, finiti i lavori, i costi di gestione saranno tutti a carico della Scuola e delle autorità governative locali, ciascuno per la sua parte.  Per quanto riguarda il Progetto n.11, sono necessari 17.000.000 di scellini (pari a circa € 10.000,00), per quanto riguarda il Progetto n. 12, occorrono complessivamente 40.000.000 di scellini (pari a circa € 25.000,00).&lt;br/&gt;Sono lavori necessari e utili, perchè, rendendo fruibile per la popolazione il bene dell’acqua, primario per la salute, si risolvono alla radice tanti disagi, sopratutto quelli sanitari. Facciamo appello alla vostra generosità. Termino qui, ripromettendomi di tenervi aggiornati mensilmente su quanto si fa qui e sullo svilippo dei nostri Progetti, il cui elenco completo mi propongo di farvi pervenire quanto prima con apposita lettera.  Pregate per noi!                                                                                                                 &lt;br/&gt;P.Vincenzo Algeri</description>
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      <title>Migoli-lettera del 10-07-2007</title>
      <link>http://www.associazionehakunamatata.org/Onlus/Diario_da_Migoli/Voci/2010/4/9_Migoli-lettera_del_10-07-2007.html</link>
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      <pubDate>Fri, 9 Apr 2010 10:57:43 +0200</pubDate>
      <description>di Padre Vincenzo Algeri&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Migoli, 10 luglio 2007&lt;br/&gt;Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,  sono passati circa 8 mesi dalla mia partenza per Migoli e mi sembra doveroso scrivere a voi tutti, che seguite con tanta attenzione e affetto la Comunità Parrocchiale di Migoli. Avrei desiderato scrivere a ognuno di voi personalmente, ma il tempo per scrivere si va riducendo man mano che entro nell’attività pastorale, che in questi mesi pesa sopratutto sulle spalle di P. Salvo Bucolo.  Io e P.Salvo siamo qui a continuare l’opera che prima di noi altri sacerdoti e laici hanno iniziato e portato avanti. Mi sembra giusto ricordarli:  1) Padre Crema e altri Padri della Consolata, che sono stati i primi ad annunziare il Vangelo a questa popolazione,  2) i sacerdoti della Diocesi di Agrigento (P. Saverio Catanzaro, P. Ignazio Giunta, P. Angelo Burgio), che hanno continuato l’opera dei Padri della Consolata, facendosi carico dell’avvio della Parrocchia di Ismani, di cui prima faceva parte Migoli e i villaggi vicini,  3) le Suore Collegine, che sono state le prime, come Congregazione religiosa, a stabilirsi a Migoli e hanno aiutato i sacerdoti agrigentini nell’opera di evangelizzazione,  4) P. Ricceri, che è stato primo Parroco di Migoli ed ha avviato la comunità parrocchiale,  5) altri sacerdoti della nostra Arcidiocesi, che, per periodi più o meno lunghi, si sono alternati nell’aiutare P. Ricceri: P. Nicola Petralia, P. Vincenzo Bonanno, P. Nicola Gullotta, P. Salvatore Guerrera,  6) poi, tanti laici: gli operatori del CO.P.E., quando Migoli faceva parte della Parrocchia di Ismani, diversi laici (uomini e donne) delle nostre Parrocchie e, sopratutto, del Movimento Giovanile Missionario della nostra Arcidiocesi (non elenco i nomi per paura di dimenticarne qualcuno). Questi laici sono stati qui a servizio dei più poveri, sopratutto sofferenti e bambini, e la gente non li ha dimenticati.  Noi, come i fratelli che ci hanno preceduto, siamo qui per rendere concreto e presente l’impegno per la missione ad Gentes, che è impegno e dovere di ogni battezzato, e che, perciò, è impegno e dovere di ogni battezzato della Chiesa di Catania. Però, il nostro stare qui esige che ognuno di voi, che ci aiuta con la preghiera, con le offerte, o con la propria disponibilità a venire qui a condividere il lavoro apostolico, viva il proprio impegno missionario anzitutto nell’ambiente in cui abitualmente vive e lavora: gli altri devono poter vedere che l’incontro col Signore Gesù ha cambiato la vostra vita. Non a caso, i Vescovi italiani chiedono ai cattolici di impegnarsi a dare un volto missionario alle comunità parrocchiali!  Vorrei rendervi partecipe della vita della nostra comunità parrocchiale, delle cose più importanti avvenute in questi mesi, dei problemi che cerchiamo di affrontare. Ma mi limito a riferirvi solo alcune cose, per darvi un’idea di quello che avviene a Migoli.  Nella comunità Parrocchiale di Migoli si svolgono le attività che si svolgono in ogni comunità parrocchiale. Ma, ovviamente, i normali problemi pastorali qui diventano particolarmente problematici. La comunità parrocchiale è distribuita in 13 villaggi. Questa situazione origina tutta una serie di problemi per la catechesi e per l’amministrazione dei sacramenti. Ora che siamo in due, a Migoli la messa viene celebrata ogni domenica e ogni giorno feriale, mentre nei villaggi, per ora, si riesce a celebrare la messa una volta al mese, in giorni feriali in alcuni, la domenica in altri.  Il mese di giugno è stato particolarmente impegnativo. Abbiamo avuto la presenza dei ragazzi nei locali parrocchiali, per tre settimane, e abbiamo organizzato e realizzato, con l’aiuto delle Suore Collegine, un breve corso di aggiornamento per le insegnanti dei 13 asili parrocchiali (uno per ogni villaggio, quello di Migoli ha 9 classi). Ci siamo resi conto dell’urgenza di elevare la qualità educativa dei nostri asili, dove ci sono quei bambini che molti di voi aiutano col sostegno a distanza.  Ma c’è anche tutt’un altro aspetto della pastorale. Tanti problemi sociali, di cui in Europa si occupa lo Stato, qui pesano in gran parte sulle varie comunità religiose, perciò anche sulla Chiesa Cattolica, e sulle singole comunità parrocchiali. Per darvi un’idea della situazione in cui ci troviamo ad operare, vi racconto un fatto (a lieto fine, grazie a Dio!) di cui siamo stati testimoni diretti, mentre, in barca, tornavamo dal villaggio di Maperamengi.  Il 2 luglio ci siamo recati nel villaggio di Maperamengi, sulla riva del lago opposta a quella di Migoli. Abbiamo fatto il viaggio in barca, perché è l’unico mezzo di collegamento con quel villaggio. Questo viaggio non era in programma, perché nella stessa data avremmo dovuto partecipare ad un Ritiro spirituale, che qualche giorno prima era stato spostato ad altra data. Lo scopo del viaggio era quello di vedere a che punto si trovavano i lavori di pittura della chiesetta del villaggio, e i lavori di ripristino di una parte dei locali della Scuola Primaria. Si trovavano con noi, oltre agli operai che guidavano la barca, anche Zaccaria, il seminarista assegnato alla nostra Parrocchia dal Seminario di Peramiho, e due signore siciliane, Carmela e Anna, di Marineo, ospiti in quei giorni delle Suore Collegine. Dopo aver visto l’andamento dei lavori, ci siamo rimessi in barca e alcune persone ci hanno chiesto di far salire in barca una donna Masai incinta, che aveva necessità di andare all’Ospedale del CO.P.E (gestito dalle Suore Collegine), perchè si sentiva male. Era accompagnata da due donne della sua famiglia. La nostra era l’ultima barca in partenza, per quel giorno. Dopo qualche minuto dalla partenza, notiamo che la donna sta particolarmente male, ma non c’è un posto comodo per sedersi. Come posti a sedere, la barca ha solo delle assi di legno. Perciò la donna si accovaccia in fondo alla barca (dove c’è anche dell’acqua) e cerca una posizione comoda il più possibile in quel luogo. Nel bel mezzo del viaggio, che dura circa un’ora e mezza, la donna comincia ad avere le doglie. C’è un momento di panico, sopratutto per noi italiani. Ma le donne presenti si son date da fare. Provvidenzialmente, hanno avuto l’aiuto telefonico di Luciana (una dottoressa amica delle due signore di Marineo, e anche lei ospite in quei giorni delle Suore), che si trovava proprio nell’Ospedale del CO.P.E. per dare lì una mano d’aiuto, e seguendo le sue istruzioni hanno aiutato la donna a partorire. Per tagliare il cordone ombelicale si sono servite dell’unico coltello che si trovava a bordo e, per un minimo di disinfezione, le donne hanno provveduto con i fazzolettini che casualmente si trovavano in borsa. È nata una bella bambina, che P. Salvo ha proposto di chiamare Neema (in swahili, Grazia), e, a quel che ci risulta, la mamma le ha imposto effettivamente questo nome. Finalmente vediamo la riva vicina. Notiamo che sulla riva è già pronta la macchina dell’Ospedale (che non è provvisto di ambulanza) e Luciana è lì, pronta a intervenire. Appena ci avviciniamo alla riva, lei ci raggiunge, sale sulla barca per sistemare la mamma nel modo migliore possibile per farla risalire dal fondo della barca e metterla sul carretto tirato dagli asini, che serve per il trasbordo dei passeggeri, quindi sulla macchina e subito in Ospedale. Voi capite che il contesto in cui è nata la bambina non era quello igienicamente più adatto, ma qui, purtroppo, è normale. Questo fatto ci ha fatto toccare con mano l’emergenza sanitaria in cui vive normalmente questa popolazione. Quello che ho chiamato “Ospedale” in effetti è un centro sanitario, dove opera personale paramedico, che non è autorizzato a fare interventi chirurgici e non ne ha l’attrezzatura. Luciana si trovava lì casualmente; ogni anno viene in Tanzania ad aiutare le Suore Collegine che gestiscono un dispensario in altra località. Il più vicino Ospedale, per come lo intendiamo noi, si trova a Iringa, a circa 100 Km. Spesso si muore perché non si fa in tempo a raggiungere Iringa o non se ne hanno i mezzi; qui si può morire per delle banalità. Ma, nel nostro caso, è finita bene. Immaginate se ci fossero state delle complicanze durante il parto! L’intervento della Divina Provvidenza è stato tangibile! Qui la sanità è un’emergenza costante. Qui è normale quello che in Italia sarebbe emergenza grave. Per questo gli aiuti che voi fate arrivare qui sono vitali. Ma qui non ci sono solo i problemi sanitari, ce ne sono tanti altri e altrettanto gravi. Di alcuni di questi problemi vi parlerò in modo più puntuale in una prossima lettera.  Noi, che ci troviamo qui come sacerdoti, di fronte alle necessità dei più poveri e deboli, per un verso dobbiamo dire come gli Apostoli: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense...» (Atti 6,2), per altro verso dobbiamo cercare di organizzarci, come hanno fatto gli Apostoli(Atti 6,3-4), coinvolgendo sempre di più i laici, sopratutto quelli del posto, perché ai poveri si provveda. Il nostro progetto è quello di provvedere alla pastorale della carità coinvolgendo sempre più i fedeli laici del posto. Per far passare questa idea, P. Salvo ha coniato anche uno slogan: La comunità aiuta la comunità. Però, sono ancora tante le cose che dobbiamo gestire noi in modo diretto e che tolgono spazio all’evangelizzazione, ma stiamo lavorando per alleggerirci il più possibile di incombenze economiche e dare più spazio all’evangelizzazione.  Ho fatto cenno, sopra, all’importanza vitale dei vostri aiuti. Ma più necessaria sarebbe la vostra presenza. Occorrono laici che diano una mano d’aiuto a questa popolazione, non solo per interventi straordinari, di “pronto soccorso”, ma per aiutarla a saper sfruttare a proprio vantaggio le immense risorse del paese, e così poter raggiungere un livello di vita adeguato, sopratutto nel campo sanitario e nell’istruzione. Tanti laici italiani sono presenti in Tanzania, attraverso Organizzazioni di volontariato (ad es. il CO.P.E.), ma ne occorrerebbero altri, sopratutto in campo sanitario. Qui, a Migoli, noi abbiamo bisogno di laici, che ci aiutino nella gestione degli aiuti economici che offriamo alla popolazione locale, che ci aiutino nell’organizzazione della cooperativa agricola, nella gestione della casa dove ospitiamo dei bambini e alcuni ragazzi più grandi, e nella gestione degli asili, in modo che noi sacerdoti possiamo dedicarci di più al lavoro pastorale, che è tanto. Noi dovremmo dedicare più tempo al cammino di fede dei cristiani, alla loro formazione, perché possano portare il lievito del Vangelo in una situazione così problematica. La situazione della Chiesa locale esige da noi, sopratutto, questo.  Vorrei dirvi tante altre cose, ma credo di aver scritto troppo, non voglio abusare della vostra pazienza.&lt;br/&gt;Spero di potervi scrivere con una certa periodicità, per tenervi aggiornati sul nostro lavoro.  Pregate per noi!                                                                                         &lt;br/&gt;P. Vincenzo Algeri</description>
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